giovedì 17 aprile 2014

In attesa

In attesa di tornare in Asia, lascio dormire il blog. Inutile scrivere sull'Asia seduti tranquillamente in una noiosa camera di una noiosa periferia di una città periferica in Italia. Non ha senso e non c'è stimolo. Si va solo di ricordi e non di esperienze vissute al momento.
E per il bene che voglio a questo blog e a chi mi ha letto e seguito, preferisco risparmiare sciocchezze ora per prepararmi a storie più belle in futuro.
Arrivederci in Asia tra qualche mese.

lunedì 20 gennaio 2014

Saya rindu ku

Rinduku, wanita kecil.
Anche solo per rivedere il tuo dolce sorriso ed i tuoi grandi occhi neri, anche solo per risentire la tua bella voce...

Selamat malam, bunga saya

martedì 6 agosto 2013

Ricordi di un autunno passato


Mi ricordo un pomeriggio assolato a Dubai...ma non la Dubai dei ricchi. La parte povera, quella nascosta e silenziosa, dei poveri immigrati, dei pakistani e dei bengalesi servi dei ricchi, dei poveri supermercatini etnici, tutto così lontano dal lusso del resto della città, dagli sceicchi arroganti e viziosi. Mi ricordo di un pomeriggio assolato tra le vie spettrali di una città immersa nel nulla del deserto con un pesante zaino in spalla, strade piene di sabbia portata dal vento, sabbia che si appiccicava addosso senza pietà, sabbia ovunque ed infine l'attesa per l'autobus per l'Oman.
E l'Oman, questo oscuro paese che mi ha lasciato una sensazione strana, di alienità, di qualcosa che non ho ancora capito bene cosa fosse, di piccoli villaggi sudicissimi lungo strada di fronte a moschee tutte illuminate e adornate di mille colori elettrici, di disgustosi cessi pubblici ripieni di merda di fronte a giardini ed oasi immacolate. E Muscate, una città buia, povera (perlomeno nella zona vicino alla fermata dell'autobus da Dubai) e non molto rassicurante eppure carissima. Talmente cara da aver dormito su un prato di notte. Talmente tanto diversa dalla ricca e sfarzosa Dubai degli sceicchi che abbiamo diviso uno scassatissimo taxi abusivo con altri 3 ragazzini che dovevano tornare verso casa. E l'aeroporto che sembrava una casermuccia popolare dove stranamente c'era gente che veniva da tutto il mondo. Ed il primo aereo preso a caso, verso l'estremo oriente. "Qual'è il primo volo a poco verso est?"
"C'è un volo per Kuala Lumpur tra 6 ore"
"Va bene, me lo dia"
E da li è cominciata una avventura di 5 mesi in Malesia, quasi per caso, sicuramente

Non so perchè mi tornano in mente queste immagini, però mi ricordo, lo sento ancora, che stavo bene e non avevo paura. Anzi, lo stare via,, lontano, nella notte in posti che non avevo mai visto, senza una lira in tasca e dormendo dove capitava, mi faceva sentire incredibilmente forte e fiducioso. Ricordi belli di un fine ottobre 2012




venerdì 11 gennaio 2013

3 mesi, 6 mesi

Sono 3 mesi che mi ritrovo qui in Malesia, Kuala Lumpur, quasi per caso dopo essere scappato precipitosamente da Tehran e ancor piu' precipitosamente da Dubai via Oman....mi ero promesso di scrivere ogni giorno e alla fine eccomi qui, mesi e mesi di silenzio e di ricordi, fatti, avventure, persone accumulate e non dimenticate ma neanche scritte. Tra poco devo lasciare la Malesia, il visto scade a giorni. Destinazione: unknown. Forse Indonesia, forse Thailandia. Decidero' all'ultimo momento, come sempre.

C'e' wanita Sofia, c'e' Rudy Karunguni e Jayie Sil Khannaz, c'e' Peepu Mase'/Filippo Mase' e il grinder Sanzio Megli...ma c'e' anche Libero Ahmad e il pakistano portiere d'albergo a Dubai....una notte a dormire su un prato in una oscurissima e inquietante Muscate in Oman e la Siberia e il Nepal che son sempre li' in agguato, pronti a ricordarmi che esistono e mi aspettano.

 Tante cose.....ormai la mia vita e' un viaggio, non mi ricordo neanche quando son partito e non so dove andro'. C'e' qualcosa di....strano? anticonvenzionale? disperato? coraggioso? insensato? utopistico? in tutto questo. Ed io son qui che non riesco a raccontarlo neanche a me stesso. Figuriamoci agli altri.

Selamat malam, wanita kecil cantik. Saya rindu ku

 

giovedì 15 novembre 2012

Selamat malam Indonesia


The first day I saw her, she made me laugh so much with her funny attitude.

Terima kasih, superwanita. You give me reasons and hopes for the future.

Selamat malam to you, guru saya

giovedì 8 novembre 2012

La Clinica del Dr. Oorloff (e dei suoi amici)

Bukit Bintag, tra la Chinatown miserabile e le Petronas Tower....la strada dei mega centri commerciali di lusso, dei bordelli spacciati per centri massaggi, della puttane e dei travestiti che sono gli unici che ti vengono a scambiare due chiacchiere.

Ma e' anche la strada della misteriosa "Clinica del Dr. Oorloff e dei suoi amici"....
non si sa bene cosa facciano, forse chirurgia plastica....e non si sa bene chi siano i suoi amici....forse l'assistente deforme Morpho e la contessa Irina Karlstein (che, in quanto succhiatrice, da queste parti dovrebbe trovare lavoro abbastanza facilmente....)

Io ci farei un salto...


lunedì 29 ottobre 2012

Sera nella Chinatown di Kuala Lumpur


 Una ragazza sepolta tra le borse del suo negozio siede. Non brutta, non bella: l'avro' vista milioni di altre volte in milioni di altri posti. Non presta nessuna attenzione ai clienti e al mondo. Si fa solo gli affari suoi, appiccicando gli occhi all'ennesimo Ipad. Chissa' da quanti anni sono li quelle borse. Come chissa' da quanti anni sono qui questi ventilatori appiccicati a balaustre di legno antico e bisunto, grondanti sudicio e poco refrigerio. Tavoli e sedie vischiosi, bancone del cibo pieno di piatti sporchi, travi di legno vecchie che sorreggono tetti di lamiera e sacchi di plastica. Amo i ristoranti malesi, questi ristoranti all'aperto, sepolti sotto le logge dei palazzi coi tavoli fuori, con i cuochi che cucinano sul marciapiede proprio sotto le arcate dei palazzi. Due banconi, uno per angolo - perche' i ristoranti all'aperto sono sempre agli angoli delle basi dei palazzi, per prendere i clienti sia dall'una che dall'altra strada, due tavoli nel mezzo per poggiare la roba e piu' cose, fusti d'olio, piatti, rumori, suoni, personale e travi di legno che in un templio buddista. Amo la Malesia per i suoi ristoranti all'aperto, improvvisati cosi' tra le logge e la strada, che riempiono tutti gli spazi possibili.

Di fronte, in una Chinatown piena di bancarelle, indonesiani capelloni e cinesi rasati a zero convivono (non) felicemente l'uno accanto all'altro. Provo a parlare cinese, nessuno capisce. Nel migliore dei casi parlano solo cantonese; nella stragrande maggioranza degli altri parlano solo akka o miao o i dialetti del sud, pieni di toni come il laotiano o nasale e querulo come il thai.
Gente dalla faccia inespressiva, gente dura che pensa solo ai propri affari, gente senza sorrisi che aspettano il prossimo cliente e basta. Mi chiedo se veramente abbiano cognizione della vita. Un malese capellone fuma una sigaretta nella bancarella di borse. Si siede una cinese in minigonna davanti a lui, accanto a me. Lui la guarda con desiderio, lei tira fuori la lingua facendole capire che basta solo mettersi d'accordo sul prezzo.

Oman, panorama dal cesso

Puttane. E' pieno. Le mie amiche sono ancora qui, a lavorare offrendo ancora la patetica scusa dei massaggi.
Da quanti secoli ormai la gente ha capito che il cartello rosso con tariffe per chiena e piedi sono solo dei paraventi? Eppure qui si continua ancora cosi'...massaggi...30 ringgit mezz'ora. Pacca sull'uccello e sorrisino. Mi fa capire che con qualche soldo in piu' e' possibile avere qualcos'altro. L'avevo gia' capito 37 anni anni fa, sorrido ed alzo la mano discretamente per dir di no.

Scroscio di pioggia...questa sera e' arrivato con circa 10 minuti di ritardo. Il malese capelluto si affretta a mettere un telo di plastica sulle sue borsette. Alla cinese non frega niente. Probabilmente manco se ne e' accorta, continua a vivere nel suo mondo assolutamente isolato, non alza nemmeno la testa, non accenna un movimento, non fa neanche caso ad un tipo che entra dentro per ripararsi. Non prova neanche a proteggere le sue preziose borsette. Tanto devono solo essere vendute a qualche sconosciuto essere umano. A volte penso che l'umanita' in Asia non esista, le vite sembrano essere pesate a chili. Qui c'e' solo quantita'.
Una americana parla, parla, fa vedere foto e ragiona di tutto. I cinesi hakka sono impassibili, appoggiati alle colonne marce di questo ristorante infilato a forza sotto le logge del palazzo... paiono statue, Forse non si aspettano niente, forse giusto qualche cliente.

Tutto dipende dai punti di vista: se fossi meno cinico direi "come son belli questi cinesi che muovono impercettibilmente il capo mentre assorti osservano la pioggia" oppure loderei la capacita' di concentrazione della ragazza delle borse. Ma dopo 9 anni di Cina e 20 di cinesi mi son rotto di vedere tutta questa umanita' vuota e senza sentimenti che popola le bancarelle dei mercati. Non un sorriso, non un gesto di felicita', non un moto di accoglienza. Soltanto facce impassibili e vuote, annoiate e prive di qualsiasi emozione.

Uno si scaccola guardando nel vuoto. Un altro guarda semplicemente nel niente. Nessuno parla, eppure c'e' un brusio continuo di rumori, di chiacchiericcio, di suoni gutturali e nasali, di pentole che sbattono, di pestelli che picchiano sul tavolo, di carrelli che scorrono sul ciottolato, di milioni di suoni di milioni di attivita' diverse. A Kuala Lumpur non c'e' mai silenzio eppure tutti quelli che vedo se ne stanno li zitti, per i conti propri.

Viene giu' l'inferno. Meglio cosi'. Piu' piove e meno dura. Lasciamo che si scateni l'acquazzone mentre mi ritrovo ormai il culo appiccicato alla sedia tramite qualche misterioso collante vischioso che si accumula qui da chissa' quanti anni....quanti colori, quanti rumori, quanta gente che c'e' qui.