lunedì 2 gennaio 2012

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 6). Amori, sogni, miserie e Adolf Hitler sul treno

Eccola la Russia povera, il vecchiume comunista su questo treno: nei corridoi e nelle cabine facce tristi si riempiono di vodka, birra, chiacchiere stanche e strascicate.

Tra una parola e l'altra, tra una sorsata e l'altra passa lunghissimo tempo.
Forse sono questi spazi immensi, infiniti che dilatano all'infinito anche le pause, le cose non dette.

I russi non mi paiono cattivi, mi sembrano solamente tanto soli, inghiottiti da questa loro terra che sembra non avere mai fine, sempre uguale a se' stessa per giorni e giorni ogni qual volta lo sguardo vuole posarsi su qualcosa. Un tipo e' gia' passato in su e giu 4 volte con una bottiglia di plastica piena di birra: la quantita' e' sempre la stessa.

Un'altra fermata, Kirov, sulle banchine decine di persone che vendono cianfrusaglie ai passeggeri: padelle, sigarette, guanti, castori impagliati.

Katia si e' di nuovo messa l'uniforme: e' tempo di scendere e scrostare via il ghiaccio dai freni e dalle tubature sotto la carrozza. Con una lunga picca d'acciaio batte con forza sul ferro, suda, ansima, non si ferma un'attimo, poi passa dall'altra parte e ripete l'operazione. Ogni volta, ogni fermata e' sempre cosi'.

E' una vita dura eppure ha sempre un sorriso dolce quando si toglie il pesante cappotto. La ammiro e non posso fare a meno di pensare a lei.



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Sono indeciso gia' adesso ancor prima di arrivare. Sto gia' pensando ad andarmene via dalla Mongolia, al come, dove, quando.
Pensavo: dato che saro' in Mongolia potrei anche andare in quella Interna, in Cina, a trovare Filippo. Avrei da parlargli e lui c'avrebbe un po' di DVD che dovrei riportare a casa in Italia.
I motivi quindi ci sarebbero, anche se sono stupidi come al solito. Pero'...chissa'...non e' neanche escluso che possa trovare un lavoro da quelle parti. Lui vorrebbe andare nel Nord-Est della provincia, dai Buriati ed io potrei sostituirlo all'Universita' dove insegna adesso. Fantasie? Ma l'idea di andare a trovarlo, visto che ormai e' li a 2000 km non e' male. Dopo aver attraversato la Russia da parte a parte mi sembra sciocco non fargli una visitina. Senno' e' come quello che arriva a Mestre per vedere Venezia, arriva li, si rompe i coglioni e torna indietro.
Ci sarebbe il visto da fare, un ulteriore viaggio in avanti ed altri soldini che partono ma Natale e' vicino anche se, per tradizione l'idea di passarlo con lui si e' sempre rivelata funesta. Rispedito a casa nel 2008 dalla Malesia, fatto arrestare nel 2010 a Fuzhou...quest'anno dice che non ci sono problemi ma anche il proverbio dice che non c'e' 2 senza 3....


Comunque, se dovessi andare in Cina - quando non so, dipende dalla Mongolia se mi piace, se non mi piace, se a casa va tutto bene - poi il problema sara' come ritornare in Italia prima o poi. Non ne ho voglia ma ci sono alcuni motivi che mi costringono a farlo.
Innanzitutto a Febbraio dovrei presentare la domanda di disoccupazione anche se penso di fare tutto online o di delegare il mio babbo: 3000 euro regalati fanno sempre comodo, soprattutto da queste parti; poi, ovviamente non posso girare il mondo per mesi spendendo tutti i soldi che ho. Oddio, grossissimi problemi economici per fortuna non ci sono - relativamente perche' 15.000 euro in banca a 36 anni che cazzo sono? - il fatto e' che se torno in Italia non ho un lavoro a parte quello estivo alla Nazione.

Stavo pensando di tornare in Tibet e poi fermarmi per tutta la primavera in Nepal dai miei amici di Mahabouda che mi troverebbero un alloggio a 1 euro al giorno. Il viaggio sarebbe tutto via treno e autobus, diciamo da Xi'an a Chengdu e da li via Lhasa e poi Kathmandu per poi riprendere la strada del ritorno seguendo il percorso inverso che feci l'anno scorso, attraverso India, Pakistan, Iran, Turchia e Grecia. D'altra parte in Turchia dovrei fermarmi a comprare i 2 DVD di Zagor e i 4 con le avventure di Karaoglan. Makis quest'anno non potra' ospitarmi a Xanthi perche' e' a fare il militare a Salonicco ma almeno a Istambul conto di alloggiare all'ostello dietro Sultanhamet dove ormai sono di casa. Di quei periodi dovrei avere anche qualche sconticino, magari.




Il problema non e' trovare una ragione nella vita. La mia vita e' viaggiare, me lo avevano letto nel destino gia' tanti, tanti anni fa: il problema e' sapere quale strada prendere tra le tante che offre questo grande, immenso mondo.



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La prima notte sulla Transiberiana dei poveri sta per concludersi. Tra tre giorni ne mancheranno solo due sempreche' Katia non mi inviti a casa sua, arrivati a Ulan Ude.
Per ora ci guardiamo e sorridiamo.



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Sera del secondo giorno. Siamo appena ripartiti da Ekaterinenburg, la citta' dove i comunisti hanno fucilato l'ultimo Zar di Russia, Nicola II, con tutta la sua famiglia. Siamo esattamente sugli Urali, abbiamo lasciato l'Europa e ufficialmente entriamo in Asia anche se a me pare che gia' c'eravamo fin da quando siamo montati alla stazione Kazanskyij.

Sosta lunga che mi ha permesso di uscire dalla carrozza per andare a comprare qualcosa da mangiare e altre volutta': un po' di pane, prosciutto di non so cosa, una boccia di gassata, cioccolata, 2 pacchi di spaghetti istantanei, sigarette.

Per essere in cima agli Urali, il tempo e' incredibilmente caldo, decisamente sopra lo zero. Se da un lato la cosa mi fa piacere, dall'altro sono un po' preoccupato perche' non ho avuto ancora occasione di acclimatarmi al freddo, di abituarmi a temperature via via sempre piu' basse. Anche a Helsinki tutti notavano che questo inverno era insolitamente caldo.

Da qui a Ulan Ude altre 4 lunghe soste in citta' mitiche: Novosibirsk, Krasnoyarsk, Zima (che significa "Inverno", nome decisamente appropriato), Irkutsk spalmate nei prossimi 3 giorni. Mi dispiace solo che a Irkutsk ci arriviamo di sera e quindi non potro' godere della splendida vista del Lago Bajkal che tutti dicono essere una delle piu' belle meraviglie del mondo. La colpa e' mia che non ho tenuto conto di questo dettaglio. Potrei sempre ritornare indietro da Ulan-Ude, alla fine sono solo 7 ore di viaggio.

E comunque qui godo della vista di Katia/Ekaterina, bellissima siberiana in uniforme anche se lei sembra non piu' cosi' interessata come all'inizio.
Il primo colpo ieri notte da soli davanti al cesso e' andato a vuoto, son troppo timido, forse lei si aspettava un assalto vero e proprio alla quale son convinto non avrebbe detto di no.
Da allora, benche' abbia dormito nella sua cabina privata per tutto il pomeriggio e sostituita dalla sua antipaticissima collega, una bionda sempre arcigna e incazzata, qualcosa sembra essere cambiato. L'ho fatta ridere quando si e' svegliata, ma qualcosa sembra essere cambiato.



Il mio compagno di viaggio e' li sempre solo. Io dormo sul letto sopra, vicino al finestrino, lui su quello sotto. Sembra il Foggiano, stessa barbetta bionda incolta, stessi occhi color grigio spento. Non dice una sola parola ma mi ha sempre aiutato fin dall'inizio: prima a sistemare le valigie, poi a fare il letto, poi a comprare da mangiare alla fermata di nonmiricordoilnome, Omsk forse. Offre sempre da mangiare ma non apre bocca. Sorride, probabilmente non sa una parola di inglese e anche col russo penso che usi il contagocce. E' bravo ma ignoro quale sia la sua destinazione e i suoi motivi.



A Novosibirsk sono salite tantissime persone: per una lunga tratta la carrozza si era quasi tutta svuotata e tutto era silenzio: potevo sedermi dove volevo e mi piaceva sedermi al tavolino in fondo alla carrozza, a scrivere e osservare il panorama di questa Siberia fatta solo di una infinita fila di alberi neri, tetri, sempre uguali.

Adesso e' di nuovo pieno come un uovo: ci sono persino dei ridicolissimi palloncini gialli che sorridono davanti a me portati da una tipa che fa parte di questo gruppo di scalmanati.
Ragazze russe in calzamaglia trasparente mi attirano lo sguardo: sono cosi' incredibilmente erotiche nei loro corpi fasciati di niente.
Una di loro, praticamente solo in mutande e' venuta a fumare una sigaretta li dove ero io, tra carrozza e carrozza. E' simpatica e carina, con un culo immenso e sodo.
Nel linguaggio dei gesti abbiamo fatto conoscenza, tutto condito da una serie di "Da, da, da" e "Niet, niet, niet" e tante risate.
Un'altra, nel letto di fronte avra' forse 17 anni, con un culo a forma di pesca coperto solo da una calzamaglia grigia bucherellata. Una biondona piu' avanti ha due puppe immense senza reggiseno e la sua T-shirt bianca non nasconde assolutamente niente. Sto impazzendo ma cerco di resistere pensando solo a Katia, la bella siberiana in uniforme ed al modo di riconquistare il suo sorriso.

Ah, c'e' anche un altro tipo che viaggia assieme a questo strampalato gruppo di russi montati su a Ekaterinenburg. Mi sembra di conoscerlo: ha i baffetti alla Charlie Chaplin e la divisa dei capelli su un lato, mento un po' a punta. Forse l'ho visto in Germania una settantina di anni fa....



Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 5). Una Shapka di volpe nera

Il suo nome e' Ekaterina, Katia - ma quante Katie hanno gia' incrociato il mio cammino, tutte orientali! - ed e' la controllora piu' carinissima che abbia mai visto. E' bella e carnosa come Irene, stesso naso, stesse guanciotte grosse, stesso corpo un po' massiccio.
E' un vero peccato che non parliamo la stessa lingua. Per ora mi ha insegnato "Panyat", "Ho capito" e "Ne panyat", "Non ho capito", abbiamo gia' cominciato a chiacchierare e vado sempre a trovarla li nella cabina degli ufficiali, di fronte al bollitore dell'acqua.

Speriamo che mi insegni a dire "Mi piaci" ma d'altra parte mancano ancora 5 giorni di viaggio e per fortuna scendiamo entrambi a Ulan Ude. Chissa'....il freddo siberiano per ora mi sembra cosi' caldo ma e' meglio non farsi illusioni. Vediamo kilometro dopo kilometro cosa succedera'.

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 4). Moskva - Ulan Ude 88 euro

La stazione del treno di Mosca riflette perfettamente le due anime di questo grande paese che e' la Russia: da una parte l'Europa, dall'altra l'Asia.
Sulle stazioni russe ci sarebbe da scrivere un trattato, tanto son curiose. Per cominciare la stazione di San Pietroburgo si chiama Moskovskyij e quella di Mosca si chiama Leningradskyij che era appunto il vecchio nome di San Pietroburgo durante il comunismo. Si intuisce immediatamente che i nomi delle stazioni altro non indicano che la destinazione dei treni. Dall'altro lato della piazza c'e' la stazione Kazanskyij, da dove prendero' il treno per la prossima, lunghissima tappa della durata di 5 giorni. Kazan e' una importrante citta' ai confini dell'Uzbekistan ma non penso che c'entri niente col grande regista Elia profugo in America anche se tutto e' possibile.

Non potrebbero esistere due posti, due mondi cosi diversi ed opposti come la Leningradskyij e la Kazanskyij. Seppure entrambe caratterizzate da un immenso salone centrale, quadrato, leggermente piu' interrato rispetto al resto della stazione, con biglietterie mastodontiche dove tutto e' marmo giallo e colonne d'alabastro, di qua' c'e' l'Europa, di la' c'e' l'Asia.
Alla Leningradskyij l'architettura comunista e' stata rimodernata e messa quasi al passo coi tempi, con tutta una miriade di negozi ai bordi di questo immenso salone. Negozi piccoli ma moderni dove si vende di tutto: libri sopratutto, cellulari, DVD e CD (anche se spesso sono i tipici prodotti russi: cioe' Mp3 buttati su CD, illegali in Italia) e poi ancora bar, ristoranti, sale giochi, c'e' persino una palestra. Senza strafare c'e' un'aria di modernita' che da' conforto anche se non si trova una insegna o una parola inglese neanche a pagarla oro.

Di la' invece, c'e' l'Asia con la sua poverta'. Il salone centrale e' brutto, freddo, deprimente, vuoto. Una indefinibile sensazione di tristezza mi prende di soprassalto. Non potrebbero esistere due mondi cosi' contrapposti, cosi' diversi in qualsiasi dettaglio, fino anche nel piu' piccolo. Rari chioschetti che vendono cibi di dubbia qualita', due baretti miserabili e niente di piu' sono i soli arredi di queste pareti umide e alte. Tutto e' dominato da un verde pallido da ospedale militare e i muri spogli rendono il senso di squallore ancor piu' opprimente. La dove pochi marmi adornano i due baretti, sono i tavoli e le sedie - bruttissimi, squadrati e funzionali come negli anni '60 - ad avere questo colore smorto che incombe su tutto. Il comunismo nella grande stazione Kazanskyij non sembra mai essersi tolto di torno.

Nel piazzale interno, aperto che da' sui binari i 5 o 6 chioschetti sono tutti gestiti da kazaki o uzbeki nei loro costumi tradizionali: copricapi e gilet bordo' riccamente ricamati in oro. Le facce sono patibolari e tristi e il cibo che vendono, polli fritti o prosciutti di chissa' cosa non invitano certo a farsi una mangiata. Non un McDonalds o una pizzeria italiana come nell'altra stazione ma solo Asia. Tutto qui e' gia' impregnato dell'odore di Asia, gli stessi odori che si sentono nelle stazioni cinesi, difficili da descrivere. Odore di poverta', di spezie, di valigie di cartone e vestiti sporchi. Fumo e colonne di vapore dai grill uzbeki come a Gorakhpur o a Huainan.

Sul treno da San Pietroburgo mi sentivo a mio agio tra gente normalissima e ben vestita, tranquilla, apatica in una terza classe che mi sembrava gia' un lusso per me.
Qua il treno per Ulan Ude gia' appare povero, dimesso come i suoi passeggeri.

Mi sorprende che non ci sia nessuna siberiana o mongola, solo volti stanchi e tristi di anonimi abitanti delle steppe vestiti come 40 anni fa.

Sorpresa! La controllora della mia carrozza numero 15 e' siberiana, dal volto carnosissimo e pieno, nasino piccolissimo e all'insu' come Irene a Kuala Lumpur. Una ventata di erotismo purissimo in uniforme grigio verde. La sua shapka di volpe nera in testa la rende ancor piu' graziosa.
Mi guarda, la guardo, mi sorride, le sorrido. Mi parla e non capisco niente di quel che dice....

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 3). Notte sul treno per Mosca

Sul treno si puo' anche fumare, bene, almeno so come passare le prossime ore. E la bella siberiana continua a dormire li davanti a me. Come sono belle le siberiane! Asiatiche dal corpo molto piu' tornito, con zigomi piu' alti e volti piu' carnosi. Peccato che la Siberia sia cosi' lontana da Prato, senno' verrei sempre qui a fare un giro quando mi sento solo e triste.
E' cosi' bella ed io sono cosi' timido. Prima era in mutande, ha un fisico esagerato ma per me rimarra' solo un bel sogno adagiato su quella cuccetta dove mi cade sempre lo sguardo.

La controllora ha imparato a dire "Grazie!" in italiano. E' gia' qualcosa. Non sanno una parola di inglese ma almeno una di italiano finalmente la conoscono. Spasiba!

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 2). Sul treno per Mosca

Il treno per Mosca viaggia piano e le carrozze sono tutte piene ma non affollate. Tutti mi dicevano che la terza classe e' brutta e pericolosa ma io non ci trovo niente di male. Ho viaggiato tante volte su treni peggiori in Cina, in India, persino in Grecia e perlomeno qui i passeggeri sono pari al numero di posti disponibili, non uno di piu', nessuno fuma nelle carrozze e non c'e' puzza di marcio.
Tutti sono silenziosi e sono gia' a dormire dopo neanche un'ora che siam partiti. Pensavo che almeno nella terza classe ci fossero baldorie a base di Vodka e sesso invece tutto tace e riposa. Meglio cosi', mi godo questo silenzio e per la prima volta dal 2004 sto ricominciando a scrivere un vero diario di viaggio come si deve.

Sul treno fa veramente caldo, sono segnalati 25 gradi, sembra di essere su quel treno dell'anno scorso in Uttar Pradesh, India: stessa afa, stessa voglia di girarsi e rigirarsi nella cuccetta. Dopo un po' mi alzo e vado a fare un giro. Incontro solo piedi che sbucano dalle coperte, qualcuno ai tavolini intento a giocare a carte o parlottare a voce bassa, quasi paiono complottare qualcosa. Volti stanchi, sofferti di russi tristi.

Forse prima o poi mi addormentero' anche io.
Mancano ancora 7 ore all'arrivo, non e' una cosa lunga.

Grazie bella Siberiana che dormi davanti a me per darmi l'ispirazione. Grazie grande Orso Bianco che dorme: il tuo silenzio e' il mio miglior compagno di viaggio.

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 1). Da Helsinki a Mosca.

La Russia ci accoglie col suo carico di vento, buio e nulla. I controlli alla frontiera, annunciati come terribili e spesso arbitrari in realta' si dimostrano solo lenti ed anonimi.
Fuori, con un piede gia' sulla terra dei rossi, solo il buio e foreste fitte di betulle, un piccolo spaccio abbastanza fornito ed un negozietto di musica. In legno, accogliente. I padroni se ne stanno seduti su un divano nella piccola stanza che fa da cucina, abitazione, salottino, a godersi il calduccio della stufa. Tutto attorno il niente.
Della Carelia ho questi ricordi, grigi, piatti come questa terra eppure carichi di un fascino silenzioso, inerte che in qualche modo seduce.
Il viaggio fino a San Pietroburgo, sul piccolo minibus e' stato silenzioso come silenzioso sara' il viaggio in treno fino a Mosca. Nessuno parla inglese.
Per fortuna i russi non sembrano cosi' male come me li ero immaginati. Non sono chiacchieroni ma neanche scorbutici: mi sembrano solamente tanto soli, persi in questo immenso inverno buio che lascia solo infiniti silenzi.

Sono all'estremita' occidentale della Russia: devo solo attraversarla tutta da parte a parte. Coraggio, mancano solo 12.000 km!

domenica 1 gennaio 2012

Chuck Norris e computer cinesi

Il capodanno piu' di merda della mia vita. Talmente schifoso che non me lo dimentichero' finche' campo, sicuramente. Qualche post fa dicevo che l'Asia e i miei capodanni non sono mai andati molto d'accordo negli ultimi 6 anni e anche questa volta la tradizione e' stata rispettata.
E pensare che nel pomeriggio, fino a poche ore prima del fatidico scoccare della mezzanotte le cose non si erano messe bene, ma in modo semplicemente fantastico. C'erano tutte le premesse per passare un capodanno bellissimo, meraviglioso, incredibile. Incredibile lo e' stato sicuramente, ma non nel senso che mi immaginavo.
Ma andiamo per ordine, per vedere tutta la catena di eventi che dal pardiso hanno portato alla merda.
La mattina sono uscito con....boh, non mi ricordo il suo nome, una simpatica donna cinese che vive qui alla UB Guesthouse da diversi mesi. Era il suo ultimo giorno a Ulaanbaatar e quindi doveva andare a fare un po' di shopping. E' una donna di eta' indefinibile, potrebbe avere la mia eta' come essere piu' grande o giovane, non ne ho la minima idea, ma e' comunicativa, parla bene inglese e mongolo, e' molto educata e simpatica. Fossero tutte cosi' le cinesi....
Insomma, tutta la mattina e il primo pomeriggio lo passiamo insieme a fare shopping: stavamo entrambi cercando negozi di musica, io per trovare dei cd metal o punk che mi mancano (ma la produzione mongola e' praticamente ridotta a zero) e lei cd di musica soft per migliorare la comprensione della lingua. Poi siamo andati alle poste, dovevo spedire un pacco di CD in Finlandia e poi a mangiare in un ristorante dove la cameriera non smetteva un secondo di guardarmi e tirare fuori la lingua. Peccato che oggi e domani sono chiusi, aspettero'.
Insomma, verso le 3 del pomeriggio dico ciao alla Cina, lei va a fare un altro po' di shopping per i conti sua e io me ne vado al Caffe' Amsterdam a farmi una cioccolata calda e salutare la camerierina bellina. Inutile dire che della camerierina bellina ne ho perse le tracce fino dalla prima e unica volta che l'ho vista.
In compenso faccio amicizia con Eni, una coreana a dir poco meravigliosa, tanto bella quanto affascinante e intelligente. Siamo stati 3 ore a parlare senza staccare per un secondo il nostro sguardo sull'altro. Non mi succede mai. Con lei c'era una vera e propria attrazione totale, reciproca.
Ad un certo punto che succede? Avete presente le classiche ragazze negre americane di New York, grassocce e con viso da scimmia che magari cantano quegli insopportabili acuti soul e che vogliono attaccare bottone a tutti i costi? Ebbene Ebony (ovvio, non poteva certo chiamarsi Bianca...) era una di queste rompicoglioni. Era li da sola tutto il tempo, chiaramente annoiata, gia' aveva interrotto una volta il mio dolce tubare con la coreana e verso le 6 ha deciso di rompere gli indugi (cioe', i coglioni....) e venire al nostro tavolo a fare un soliloquio. Era il suo primo giorno a Ulaanbaatar...avrei voluto fosse l'ultimo.
Insomma, situazione imbarazzante, io che ad un certo punto decido di andare via, la coreana capisce ma rimane sommersa dal torrente di parole della maledetta negra.
Rimaniamo comunque d'accordo che ci sentiamo piu' tardi per passare il capodanno insieme. Magari anche a casa sua visto che non ha molta voglia di starsene al freddo all'aperto. Mmmm...perche' no? penso io.

Torno alla UB e mi ricordo che avevo promesso alla donna cinese con cui ero uscito la mattina di insegnargli a masterizzare i CD. Me la cavo in 10 minuti, penso, poi telefono a Eni la coreana e voila', il capodanno che ho sempre sognato.

I 10 minuti si trasformano in 3 ore di bestemmie, maledizioni, voglia di fracassare il computer. Per insegnarle a masterizzare i CD dovevo innanzitutto insegnarle ad accendere il computer, a creare cartelline e trovare un programma adatto per masterizzare tenendo conto che tutto il suo sistema operativo, lingua e istruzioni stesse del computer erano in cinese stretto. Risolto tutto questo ecco la fatidica domanda: "Bene, adesso dimmi dove sono le canzoni e ti dico come si fa a metterle su CD"
"Quali canzoni? Non ne ho neanche una, non so come si fa a scaricarle da Youtube"
Sento il sangue raggelarmi nelle vene e vedo la coreana - alla quale nel frattempo avevo gia' detto che avrei fatto un po' in ritardo - sempre piu' lontana dal mio capodanno.
Scaricare musica da Youtube non e' facile, con un computer cinese diventa praticamente impossibile. Esistono fondamentalmente 2 metodi: quello piu' veloce e' copiare l'URL del video di Youtube su una pagina web che automaticamente te lo salva in formato Mp3 sul tuo computer oppure, secondo metodo, copi l'URL su un programma precedentemente installato chiamato Atubecatcher e converti l'output dal formato FLV al formato Mp3 (o WAV che e' 100 volte meglio anche se non lo sa nessuno...tutti i CD che si comprano nei negozi sono in formato WAV, FLAC o OGG per la cronaca) tramite un altro programma tipo Easy CD DA Converter che funziona anche da masterizzatore.
Bene, fare tutto cio' con un computer cinese diventa impossibile: i siti non funzionano, non si aprono, sono censurati, non e' possibile scaricare i programmi perche' pagine come Mediafire e Rapidshare sono censurate. I computer cinesi hanno un doppio livello di controllo/censura: uno ovviamente e' quello effettuato sui server, quindi quando navighi su internet moltissimi siti "scomodi" semplicemente non li puoi aprire (Facebook, i blog, tutte le pagine relavite al Tibet o a Tien An Men e moltissimi altri, cosi' come molte email che mandi arrivano incomplete o totalmente bianche perche' programmi-spia posti nei server analizzano i contenuti delle email e rilevano automaticamente i contenuti scomodi, parole tipo "democrazia", "dittatura" ecc....).
Il secondo livello di censura avviene a livello del software stesso posto dentro il computer che compri in Cina. Dentro ogni computer prodotto e commercializzato in Cina ci sono dei chip che hanno la stessa funzione "preventrice" dei server, cioe' operano una prima forma di censura sulle pagine internet. Questo perche' molti cinesi che vanno all'estero possono accedere, tramite i server non cinesi, alle "pagine proibite" che nessun cinese deve conoscere o deve saperne persino l'esistenza. Occhio non vede, cuore non duole.
Quindi fare una operazione semplice come scaricare musica, programmi per la conversione audio e la masterizzazione su un computer cinese (dove tutto Windows e' scritto in cinese stretto, oltretutto) non richiede quei 10 minuti che speravo ma perlomeno 2-3 giorni di Madonne e Santi bestemmiati in tutti gli epiteti possibili per trovare una soluzione per aggirare tutti questi blocchi, divieti, censure.

Ci accordiamo con la Coreana per un soffertissimo e ritardatissimo appuntamento alle 23.50 all'incrocio del Flower Market, a 100 metri da casa mia e 150 da Shukbaatar Square dove ci sarebbe stato uno spettacolo meraviglioso e dove mezza Ulaanbaatar avrebbe festeggiato il nuovo anno.

Nel frattempo, verso le 23.35-23.40 Dan l'argentino chiavador assieme all'Americano che gira il mondo da 8 anni, la polacca che la notte prima era entrata nella nostra camera totalmente nuda dalla doccia e manca poco che mi prendeva un infarto, un simpaticissimo ragazzo thailandese di Bangbuathong (lo stesso paesino dove abitava il mio fratello nel 2004....), uno svizzero dal volto sempre devastato che sembra perennemente fatto di eroina e il sosia gemello svizzero del Perrotta erano usciti assieme alla giovane guardiana popputa della Guesthouse per andare tutti a Shukbaatar.

In pratica dalle 23.40 alle 23.50 eravamo rimasti soli io e la donna cinese, con io che avevo gia' un piede nelle scarpe e l'uccello in tiro, pronto per uscire.
Dei padroni della Guesthouse nessuna traccia....erano via dalla mattina e sarebbero tornati soltanto la sera del giorno dopo. Solo questa guardiana popputa e carina era rimasta ma aveva deciso di seguire i miei compagni di camerata per festeggiare la mezzanotte.
"Staro' via 15 minuti, potete aspettarmi?" . Non c'e' problema, la donna cinese sarebbe stata li da sola, a guardare la tv e aspettare il suo ritorno.

Ore 23.48: incombe la tragedia.
Bussano alla porta...io ero gia' col giubbotto addosso pronto all'appuntamento in paradiso con la coreana (anche se, a causa dei ritardi, mi sembrava gia' un purgatorio).
Bussano. Pensavo fossero i miei amici tornati indietro a prendere qualcosa. La cinese va ad aprire e subito dopo un gruppo di 4 russe fighe ed ubriachissime irrompe nella guesthouse. Bottigle di vodka che rotolano dappertutto assieme ai loro corpi. Un paio di loro corrono nel corridoio e cominciano ad accanirsi contro il lucchetto della Stanza numero 8, invano.

"Chi sono?" domando alla cinese
"Boh" risponde lei.
Intuisco subito il dramma umano che mi e' appena piombato addosso.

"Sei sicura che non le conosci? Io non le ho mai viste ma puo' anche darsi che abitino qui...siamo stati via tutto il giorno, so una sega chi e' arrivato oggi e chi no"
"Non ne sono sicura, forse abitano qui, forse sono solo ubriache venute qui per caso" risponde lei piu' o meno.

Inutile chiamare la guardiana popputa....aveva lasciato il cellulare qui per paura che glie lo rubassero e probabilmente era in qualche angolino di Shukbaatar Square a trastullarsi con Dan, el argentino chiavador. Cosa fare? Le tipe cominciano a far casino, urlano, vociano, nessuna parla inglese ed hanno tutte una gran voglia di cazzo. Mi chiamano, mi chiedono di aiutarle ad aprire la porta, una comincia a sbottonarsi la camicia sotto la quale c'erano due palloni di Maradona notevoli. Io non so cosa fare...sono delle estranee totalmente ubriache? Sono veramente le abitatrici della stanza numero 8? Ma se lo sono veramente come mai non ricordano la combinazione del lucchetto?
Io vorrei sbatterle fuori a calci nel culo ma capisco che se sono veramente clienti della locanda hanno diritto ad entrare nella loro stanza. Ma se sono ubriache venute qui per caso e fanno casino, ci siamo solo io e questa povera donnina cinese a far da guardia alla locanda.

I minuti passano, mi ero completamente dimenticato di Eni la coreana. Le mando un messaggio.
"Fuck you" e' il suo SMS di risposta. Da allora non ne ho avuto piu' notizia nonostante i 4 messaggi che le ho mandato. Fine dei sogni e colata di merda sul bellissimo, eroticissimo pomeriggio passato insieme, su tutta l'escalation di attrazione reciproca che eravamo riusciti a costruire.

I 15 minuti sono gia' passati da un bel pezzo, la guardiana popputa non accenna a ritornare. Bussano alla porta. E' lei, penso.

Apro....altri 5 ragazzi russi irrompono dentro, ancor piu' ubriachi delle sconosciute di prima che sono di la' nel corridoio tutte stravaccate e seminude.

I ragazzi corrono dalle loro compatriote, nuove bottigle di Vodka cominciano a girare.

"Chi sono?" chiedo alla mia amica cinese
"Boh" risponde lei

"Sei sicura che non li conosci? Io non li ho mai visti ma puo' anche darsi che abitino qui...siamo stati via tutto il giorno, so una sega chi e' arrivato oggi e chi no"
"Non ne sono sicura, forse abitano qui, forse sono solo ubriachi venuti qui per caso"
risponde lei piu' o meno.

Mi sembra di rivivere una situazione gia' sperimentata in precedenza. Ormai ho perso il controllo della situazione, la festa di mezzanotte, la chiavata con la coreana, la possibilita' di raggiungere i miei camerati, la speranza di passare un capodanno decente.

Nel corridoio succede di tutto, bottiglie che rotolano, gente che sbatte contro il muro, la tazza del cesso smerdata, lo sciacquone distrutto......una tipa, Natasha (altra situazione di deja-vu) comincia a razzolare tra i pantaloni di un suo amico per tirarne fuori uno sbrindello smencio sul quale comincia a lavorarci faticosamente di bocca. Io li fermo, a tutto c'e' un limite.

Ad un certo punto Chuck Norris di "Invasion U.S.A." si era impadronito della mia anima, mescolandosi alla mia gia' patetica figura di Piccola Vedetta Sarda deamicisiana, incrociandosi con "Altrimenti ci arrabbiamo".
Avrei voluto proprio essere come Chuck Norris nel bellissimo film di Joseph Zito che da solo, armato di mitra, affronta una allucinante invasione di russi comunisti nella terra della liberta'.
Allo stesso modo avrei voluto avere un fucile a pompa, una mazza, ogni cosa per liberarmi di torno di quelle distillerie ambulanti di Vodka che erano di la.
Volevo andarmene via ma non potevo lasciare quella povera cinesina li da sola....chissa' cosa le sarebbe potuto capitare. Allo stesso modo le stanze dei dormitori erano tutte aperte: c'erano i computeri miei e di tutti gli altri ragazzi, i loro cellulari, tutti i nostri passaporti e documenti, macchine fotografiche, forse anche soldi. Non potevo uscire e lasciare tutto alla portata di questa gente: sconosciuti o effettivi inquilini della guesthouse che fossero, erano chiaramente fuori di se.

Ore 01.30....finalmente torna la guardiana popputa che doveva starsene via solo 15 minuti. Mano nella mano con Dan el argentino chiavador e in compagnia di tutti gli altri. Mi incazzo come una bestia. La tipa riesce finalmente ad aprire la porta della camera numero 8. Mi incazzo ancora di piu'.

Mezz'ora dopo siamo tutti li: io, Dan l'argentino chiavador, l'americano che si gira il mondo da 8 anni, la guardiana popputa, lo svizzero sosia gemello del Perrotta e il suo compare sempre sul punto di morire d'overdose, la polacca nuda della mia visione notturna la sera prima, il thailandese concittadino di mio fratello, i 9 russi ubriachissimi, tutti a bere, mangiare la torta, abbracciarsi, ridere, scherzare insieme in vera allegria in questo incredibile, merdosissimo, ridicolo, indimenticabile, capodanno mongolo. Solo Eni, la mia dolce coreana mancava, ma anche questo fa parte del destino immutabile di chi nasce perdente.

Buon 2012 a tutti da Ulaanbaatar, Mongolia, centro del mondo e di molti destini.