mercoledì 6 giugno 2012

Bediraya

 
Capitan America è stato chiamato dalla polizia di Istambul per risolvere un caso molto difficile: assieme al suo collega El Santo, il famoso lottatore messicano di Catch devono fermare una banda di criminali capeggiata da un Uomo Ragno folle, sadico e allucinato che si diverte a devastare la faccia di povere donne con eliche di motoscafo o strangolarle coi sifoni della doccia. Ma i nostri eroi, un pò appanzati e con vistosi baffoni e basette molto mediterranee riusciranno nell'impresa a suon di colpi di Kung Fu e duelli in stile Far West.
Questa, a grandi linee, è la trama di uno dei più deliranti e impensabili film che la cinematografia turca sfornava a pieno regime negli anni 70. Pochi set più in là altri baldi giovanotti mediorientali affrontavano enormi Godzilla o ridicoli alieni saltellanti fatti di pezza, improvvisati Rambo allenati ad Ankara combattevano sporche guerre contro curdi e Iracheni agli ordini di un qualsiasi Pascià Trautman ottomano mentre svenevoli ragazzotte polpose, avide e spietate dark lady, disinibite signorine sfoggiavano incredibili e vertiginose acconciature, esibivano cosce e seni, fumavano, bevevano e godevano a più non posso in quell'incredibile fermento culturale che era la Turchia negli anni '70.
Cose turche, appunto, una realtà immaginifica e incredibile che poteva essere possibile solo nella Turchia degli anni '70, povera, misteriosa ma sicuramente non arretrata: la Turchia è sempre stata al passo coi tempi, con l'evoluzione dei gusti e degli stili. Ma semplicemente piuttosto che adeguarsi ha sempre saputo riadattare e personalizzare, con un atteggiamento quasi snobistico e di aristocratico isolamento culturale rispetto ai due continenti di cui ne è allo stesso tempo ultimo baluardo e prima propaggine. Sicuramente diversa e conscia di essere l'unico, vero ponte tra Europa e Asia, padrona di poter gestire, assorbire, imitare e rielaborare le culture e l'immagine dei due continenti in un assurdo mix unicamente turco.
Un incrocio di culture e storie come sempre è stata la Turchia e Istambul in particolare, una delle 7 capitali della cultura globale dove da millenni si incrociano racconti e storie di mondi diversi..
Nei film fatti fino a pochi anni fa, i gangster vestono alla francese ma guidano scassatissime macchine mediorientali sugli ancora sterrati sentieri collinari di una Fenehrbace ancora dominata dalla campagna, nelle città la borghesia vive in elegantissimi appartamenti dallo stile americano ma prende ancora a manate in faccia languide femme fatales che soccombono al loro fascino così mascolino, mentre nelle campagne dove dominano cani randagi, contadini che tirano ancora il carretto a mano e vecchie intabarrate nei secolari veli della vergogna, loschi criminali progettano fantascientifici piani per dominare il mondo. Quel cinema popolare, così ingenuo e fantasioso però riusciva a penetrare nelle fasce più semplici e povere della popolazione, facendole ridere o spaventare, emozionandole, commuovendole: era un cinema semplice che però rifletteva, in qualche modo la realtà, tra villaggi fangosi e quartieri di Istambul in piena decadenza, tra mafiosi di porto e scassatissime strade non asfaltate. Partiva dalla realtà, forse povera e non bella a vedersi e lo spettatore si rispecchiava in quelle case di campagna fatte d fango e mattoni o lungo le trafficatissime e polverosissime stade intasate di Istambul, tra gli angoli oscuri sotto il vecchio Galata Bridge o alle prese con capi e padroni arroganti vestiti in giacchetta, fez e baffetto.
Mi immaginavo ancora la Turchia così, magari accompagnata da una dolce nenia orientaleggiante mentre sorseggio un çay in qualche losca taverna sul Bosforo, ammirando gli sguardi penetranti di donne dagli occhi truccatissimi, le uniche parti del corpo alle quali possono dedicare tutte le cure e le attenzioni, e immaginando le bellezze che si celano sotto quei magnifici veli finemente decorati. Immaginavo un traffico ai limiti della resistenza psicofisica tra macchine costruite ancora secondo i canoni di 40 anni fa e polvere dappertutto, immaginavo loschi anfratti dove potevano drogarmi per poi ritrovarmi il giorno dopo a bordo di una nave diretta per chissà dove, immaginavo una Istambul in qualche modo decadente e languida, un pò dimessa e dotata di quel fascino misterioso che secoli di incroci tra oriente e occidente le hanno lasciato come segno. E immaginavo Capitan America o Rambo, baffoni e un pò appanzati che venivano a liberarmi dagli iraniani cattivi.
Istambul è una città multiforme e multiculturale dove la storia si sovrappone alla storia nei piu incredibili accostamenti che solo il tempo riesce a conciliare: la zona di Sultanhamet è quella dominata dalle 5 famose moschee, con Aya Sofia e la Mochea Blu, il complesso del Topkapi e gli altoparlanti che regolarmente 4 volte al giorno da sempre annunciano il momento della preghiera per migliaia di fedeli. Ma questa parte di Istambul è la ancor più vecchia Costantinopoli, la Costantinopoli romana baluardo e difesa degli ultimi valori cristiani e occidentali contro l'avanzata dell'Islam: come ha saputo il tempo rimescolare così radicalmente la fisionomia di questa zona. Si respira il senso profondo e religioso, imponente e severo dell'Islam sapendo che quelle mura, quegli acquedotti furono costruiti da uno degli Imperatori cristiani piu religiosi e ortodossi che la cultura occidentale abbia mai partorito. Ma adesso qui è l'Islam, forse un pò turistico e meno severo, dove i germi del libertinaggio si propagano sempre di più ma la zona di Sultanhament adesso è Islam.
Di qua, oltre il Galata Bridge si respira quell'aria Bohemien e cultural-chic che ha fatto di Istambul quella che un tempo definivano "la Parigi d'Oriente": non è un caso che infatti, proprio qui terminavano i binari dell'Orient Express, la prima vera linea ferroviaria intercontinentale che collegava le due più famose capitali dell'arte e della cultura, mai come qui nella zona di Pera e Taksim così simili per spirito, creatività, lusso altoborghese e plateale sfoggio di esuberanza creativa. E tra una ceramica inneggiante a quadri di Degas o ispirata ai paesaggi naturali francesi, spunta l'ennesima testimonianza di un'altra presenza straniera, di un'altra influenza culturale che qui aveva trovato una buona occasione di commercio e di prosperità: la torre genovese di Galata. Uno dei simboli più famosi della città è in realtà...genovese! A quanto siamo di già? Genovesi, francesi, ottomani, arabi, greci ovviamente, antichi romani, russi, persiani, la lingua tedesca è diffusissima per ovvie ragioni....c'è di tutto e manca sicuramente qualcosa.
e di la, ancora, c'è l'Asia che sembra tutto tranne che Asia: Kadikoy, ormai già oltre il cartello giallo "Welcome to Asia" che spunta di là dal meraviglioso ponte illuminato che di notte cambia colore in continuazione è la parte più Europea che ci possa essere, con i suoi viali moderni e lo shopping sfrenato, i negozi di musica e le librerie, la relativa assenza di "anticaglie" che domina invece i 7 colli posti nel Vecchio Continente. I ruoli e le parti si scambiano e si mescolano ancora una volta, in questo incredibile mosaico culturale e storico in cui a ogni passo sembra di essere ora a Roma, ora a Milano, ora a Parigi, ora a Sarajevo ma quasi mai a Istambul perchè non si riesce più a capire quale sia, a questo punto, la vera essenza di Istambul: o forse è proprio questo suo essere un non-luogo, un punto di incontro di due - e forse più mondi - che fa di Istambul questo incredibile crogiolo di emozioni?

Io mi immaginavo più Asia, più mistero, più nenie, forse anche più povertà...sono rimasto deluso nel sapere che il ponte di Galata dove ogni giorno centinaia di pescatori aspettano con pazienza di tirare su qualche pesce tra i milioni di meduse che infestano l'acqua è vecchio di soli 17 anni: al suo posto prima, esisteva un ponte sorretto da barconi in legno e gli elegantissimi, chic (ma pessimi in quanto a qualità del cibo) ristoranti che ora fungono da romantico luogo per scambiarsi qualche smanceria sotto una languida mezzaluna turca, un tempo non lontano, anzi molto, dannatamente vicino, erano i sordidi ritrovi di gangster, malfattori, personaggi ambigui e misteriosi, erano luoghi umidi, bui, sporchi e puzzolenti di pesce e di fumo di sigarette. Se fosse stato 50 anni fa mi sarei messo in pace, ma sapere che soltanto fino a poco meno di 20 anni fa, fino a tutti gli anni '90 Istambul era una città in piena decadenza, fa rabbia. Fa rabbia sapere che nella commercialissima e sorridente avenue che porta a Taksim un tempo c'erano solo serrande tirate giù e palazzi dalle mura marce che cadevano a pezzi. Forse fino a pochi anni fa si poteva ancora respirare quel sapore di Asia, quel sapore di terra del tutto particolare tra due mondi che assorbiva e rielaborava in un gusto tutto unico le influenze di culture così diverse.
Oggi Istambul con tutte le sue vie ritirate a nuovo, con i ponti rifatti, con le vetrine luccicanti di negozi moderni e un poco presuntuosi, sembra una città come tante, forse non nell'architettura ma sicuramente nell'atmosfera e nella gente.
I giovani sembrano i giovani di qualsiasi città europea: basterebbe chiudere gli occhi e non sapere di essere a Istambul per pensare di essere in una qualsiasi Parigi o Berlino o Londra. In questo, forse, siamo ingannati anche dal fatto che mai come i turchi un popolo può assumere una così incredibilmente variegata gamma di aspetti fisici: biondi con occhi azzurri o verdi, classici volti mediterranei da machi napoletani o siciliani, volti seri e duri di discendenza araba o antichi lineamenti caucasici, sguardi tristi da camionista e volti belli tipici di qualsiasi benestante società occidentale. Il benessere anche qui porta una omologazione molto forte: i volti belli potrebbero essere benissimo volti di middle class americane o perfino svedesi, i volti un pò più tradizionali e dal gusto antico potrebbero essere i volti di qualsiasi immigrato in una capitale europea. Istambul è tutto e non è se stessa: è la sua gente ma è un milione di origini diverse allo stesso tempo. E' un non-luogo dove purtroppo il benessere e il capitalismo stanno distruggendo quanto di particolare questa città possa offrire: i negozi nel corso sono uguali ai negozi di Parigi o Londra, i giovanotti artisti sono identici e parassitari come gli artisti che infestano qualsiasi altra città occidentale: bellocci e vestiti all'ultima moda artistica, con basco e barbetta, allegri con quei sorrisi che dovrebbero mettere buonumore e a me mettono soltanto infinita rabbia, divertiti e poco divertenti. Uguali agli artisti di qualsiasi altro paese europeo tanto che non si capisce, o forse non me ne sono neanche mai curato di chiedermelo, se fossero stati turchi o fannulloni venuti da altre nazioni. Molto meglio quel povero nonno cieco che si faceva reggere il microfono da suo nipote: era una scena tenerissima per una delle voci più eomzionanti e sofferte che io abbia mai sentito.
Le notti sono uguali a una grande città europea qualsiasi: discoteche, piani bar, birre e alcool, calcio sui megaschermi, locali di lusso, ore piccole, notti brave, minigonne, occhiali da sole, edonismo sfoggiato in faccia a tutti, musica techno sempre dannatamente uguale a se stessa a qualsiasi latitudine, boccali che si alzano e urla che si confondono e impastano sempre di più coll'aumentare del ritmo della notte.
Mi chiedo dove sia la Istambul misteriosa, languida, particolare per lo meno che mi immaginavo da ragazzo attraverso i film dell'Uomo Rano assassino o tei terrbili contadini curdi baffoni che inseguivano un Rambo un pò impacciato, mi chiedo come mai anche a viaggiare come un pazzo per i saliscendi della città le macchine non mi abbiano mai urtato e siano invece li tutte belle ordinatine in una fila quasi impeccabile, che procedono a velocità da far venire l'orchite e i guidatori sembrano tutti accorti e premurosi bravi ragazzi che si sono messi in testa l'insana idea di rispettare gli altri utenti della strada. Mi chiedo dove siano le ragazze col velo quando la notte tutti i veli cadono e non solo quelli, dove sia l'Islam se le ragazze puzzano di alcool e fumo e la Efes scorre a fiumi incredibili in ogni elegante piano bar della città.
Istambul si è annacquata, anzi si è imbirrata come una qualsiasi città cultural-capitalista occidentale. Ha raggiunto il suo scopo, di essere al pari, dannatamente al pari e quindi uguale a qualsiasi altra capitale del benessere occidentale. Non ha più bisogno di rielaborare miti e immagini dell'occidente in una salsa piccante e speziata tipicamente turca: i modelli occidentali sono qui ormai di casa e contemporanei alle evoluzioni che subiscono in un qualsiasi altro paese che si chiami Italia o Germania o Francia...le magliette dei calciatori sono belle e lucenti come quelle di una qualsiasi Juventus o un Real Madrid, le macchine sono i modelli piu alla moda e sono tutti luccicanti e non ammaccati come un tempo, i jeans, le camicie, i tagli di capelli sono perfettamente in linea con i trend dettati da un qualsiasi MTV o canale satellitare in lingua inglese. La rincorsa è finita, la rielaborazione di immagini e culture europee ed asiatiche in tipica salsa turca ormai ha perso il suo sapore speziato e piccante: gli preferiamo il gusto neutro di un qualsiasi McDonald's o Burger King di una turisticissima Taksim Square qualsiasi.
Seduta su un muricciolo di pietra una ragazzina in minigonna armeggia col suo nuovo Ipod, accavallando due cosce fasciate da eroticissime calze a rete e ciondolando catenine e collanine qualsiasi come una qualsiasi ragazzetta medio borghese di una qualsiasi società europea.
Perfino la polizia è meno cattiva di quello che speravo: anzi, in realtà sono stati tutti gentilissimi con me anche se un pò meno lo sono stati con alcuni tifosi del Kasim Pasa. Li, allo Stadio (le nuove cattedrali simbolo della cultura occidentale) ho visto, per un attimo, l'Asia: l'Asia cattiva del potere sulla povera gente, l'Asia spietata di chi ha il comando e delle masse che scalciano e premono. Ma è stato un attimo, intenso, forte, bello, ma solo un attimo.
Ma allora, esiste veramente una Istambul che sia ancora pura, incontaminata, che non presenti questo annacquamento culturale che la rende sempre più simile ad un qualsiasi altro non-luogo del capitalismo occidentale? E se esiste, dove va cercata?
Forse nelle vie brutte e sporche dalle parti di Kasim Pasa, tra palazzi macilenti e bambini scarponi che provano a tirare maldestri calci a un pallone, tra simpatici mafiosi che vivono tutto il giorno in casa sporti alla finestra e che mostrano con orgolio una pistola (vera? son convinto di si) a un "amico mafioso" italiano, ragazzette bruttine che giocano con la corda su queste discese fangose e umidicce di labirintici vicoli pieni di puttane e nullafacenti. Vecchietti ringobbiti che portano a spasso un pò di Islam, vecchie matrone che si tirano su il velo e guardano con diffidenza. Ecco, si, forse qualcosa si trova.
O forse laggiù al molo di Kadikoy dove una piccola, bellissima zingarella vende fiori tutto il giorno: per lei non ci sono McDonalds o serate brave ai disco bar piu esclusivi della città, non ci sono neanche lettori Ipod alla moda o narghilè fumati in compagnia di giovani, ricchi artisti europei, non c'è neanche il fascino e la consapevolezza di essere in una città dove si respira cristianesimo e islamismo, siria, armenia, grecia, genova, roma, parigi e berlino, vecchio e nuovo, nuova ricchezza e macchinone di marca. Lei deve urlare tutto il giorno una sola parola, perchè è quello che le potrà permettere di portare a casa il pranzo con la cena, si sposterà soltanto dall'entrata frontale dell'imbarco alla piazza davanti che da sulla strada. "Bediraya, bediraya, bediraya" saranno le uniche cose che dovrà dire tutto il giorno e tutto il giorno dovrà trascinare con se la sua piccola cassa di fiori. E assieme a lei c'è un vecchino che vende i biglietti della lotteria e poi un altro che vende non si sa bene cosa, e poi altri zingari che vendono altri fiori...ed è questo mondo povero, ignorato, inosservato da tutti che ha contribuito al benessere di quei molti giovanotti che sera dopo sera fanno cadere quegli ultimi tabù culturali che forse un tempo rappresentavano il fascino proibito della città: qui ci vedo l'Asia, per fortuna. Quell'Asia povera che ancora si deve arrabattare con seriosissima dignità, con sguardi duri che meritano solo rispetto e un breve cenno con la testa. L'Asia che soffre, lotta e si fa un culo così dalla mattina alla sera incurante dei sorrisi sempre più ebeti di maschi benestanti sempre più effemminati ed eterei. Piove e si continua a vociare sempre la solita parola, fa caldo e si compiono sempre i soliti gesti: si incrocia uno sguardo e non si può sorridere ance se lo si vorrebbe. Qui ho trovato tutta la dignità antica dell'Asia mentre sempre più boccali di birra si alzano la notte e sempre più veli cadono: ma per qualcuno Istambul continua e continuerà ad essere quell'unica parola, quell'unico tragitto, quell'unico gesto che li ha accompagnati e li accompagnerà per tutta la vita. La mia piccola Bediraya è ancora laggiù e sono sicuro che quando tornerò sarà sempre troppo tardi per regalarle una speranza.
L'Uomo Ragno non è più un sadico pazzo assassino e si comporta ormai come un bravo ragazzo della periferia benestante californiana, se vogliamo sapere cosa deve fare Capitan America basta chiedere a New York e pochi minuti dopo si adeguerà con patriottico senso del dovere anche in Turchia: El Santo ormai non se lo ricorda più nessuno.
Eppure era una salsa turca che funzionava, una salsa di cui oggi non se ne trova più il sapore, se non in piccoli angoli nascosti della città, piccolissimi, quasi impercettibili ormai. Dettagli. Come la Turka Cola...provatela a cercarla e non la troverete più da nessuna parte. La Coca Cola ha vinto anche qui.

 

sabato 2 giugno 2012

Apocalypse domani

La strada che corre da Delhi ad Agra è lunga e diritta. Appena lasciata l'immensa megalopoli, calda, umida, appiccicosa, sporca e contraddittoria come più di tante altre megalopoli asiatiche, la strada corre lungo una striscia continua di verde, polvere e merda. File di baobab e vegetazione tropicale cominciano ad affollare il panorama, alternandosi a campi riarsi dal sole martellante e bassa vegetazione dove vivono a migliaia scimmie, elefanti, cani, qualche vacca sacra ma non tante e soprattutto tanta, tantissima gente, che affolla ogni angolo del paesaggio. Gente perlopiù che si trascina stanca e indolente nelle loro lunghe tonache bianche, morbide, quasi flaccide, con passo lento e assolutamente non ansioso: si trascinano fino ad una baracca per sorseggiare una coca cola e starsene li seduti a non fare niente e rimirare il traffico della strada, caotica, tra polvere, sabbia, smog, puzzo di marcio, spazzatura, caldo asfissiante, merde di animali e scimmie che saltellano, venditori di tutto che vivono letteralmente sulla strada, tra macchina e macchina che passa.

Questo è il ricordo dell'India che ho, in una caldissima (e quando mai il contrario?) mattina di novembre mentre cercavo di raggiungere il Nepal. Ero arrivato la notte prima - quando ? - proveniente da Teheran (dove sono stato ospite dalla mamma di un ragazzo conosciuto sull'autobus da Istanbul) a Delhi: una New Delhi fin da subito caldissima ed appiccicosa, inquietante nel suo caldo puzzolente e immobile, in una notte da film postatomico, dove i soldati spuntavano dapperttutto sui tetti dei palazzi di fronte all'aeroporto, trincee sulla strada, fucili e mitra puntati ovunque pronti per scatenare un inferno di fuoco. E un inferno di fuoco  - a fight, come aveva detto un passate - ci sarebbe stato proprio un paio di giorni dopo alla stazione di Agra.

L'India ti accoglie subito così, con una sfrontata ostilità, dove niente e nessuno ti dicono benvenuto ma dove sei subito sbattuto faccia a faccia contro una realtà disperata, dura, ostile, drammatica, tragica. Soldati, caldo opprimente, una notte strana e irreale dove non mi ricordo come sono montato su un autobus verso il centro di Delhi, verso la stazione centrale dove avrei dovuto vedere come attraversare tutto l'Uttar Pradesh, India settentrionale ed andare verso Est, verso il confine meridionale col Nepal.

L'India accoglie con indolenza e distacco, silenzio, spettri che cominciano a spuntare agli angoli delle strade e poi sempre via via sempre più a mucchi man mano che la grande città comincia. Tra scheletri di palazzi o abitazioni dove mancano sempre qualche parete, Delhi si presenta come una città spettrale e disperata. Cumuli di esseri umani ammucchiati uno sull'altro dormono - o semplicemente sopravvivono - sotto le logge dei palazzi, in quei palazzi dove ai primi piani pareti sventrate rivelano stanze bruttissime prive assolutamente di tutto, dove l'unico arredamento veramente presente sono solo corpi di gente ammassata. Gente che non capisci se dorme o semplicemente non ha le forse per fare altro, gente buttata li senza un perchè che si lascia così per rassegnazione, per volere divino, per destino e reincarnazione di questa corrente vita. Ragazzini che giocano nudi - come nudi sono moltissimi, semplicemente perchè i pochi stracci logori che hanno indossato tutta la vita ormai sono andati distrutti, persi col tempo - montagne di immondizia dai quali rotolano divertiti e ti chiedi se magari c'è qualche corpo seppellito sotto quello schifo. E ti accorgi che veramente c'è sempre qualcuno buttato li a dormire...strade lunari, da città fantasma e scenario postatomico dove l'autobus ha dovuto cambiare strada due o tre volte perchè l'esecito aveva posto delle sbarre mobili per deviare il traffico da quelle che - ogni notte, sempre diverse - possono risultare le zone più ad alto rischio per chi vi passa.

Piano piano ci siam ritrovati in pochi passeggeri ed io a fare domande inutili all'autista, incerto o no se meravigliarmi di tutto questo, scandalizzarmi, o semplicemente cercando di far finta di niente.
Mi ha portato fino alla stazione, ormai aveva finito il turno e il viaggio in più l'ho pagato giusto due sigarette e una lungha chiacchierata sul bus, fumando e tenendo le porte aperte per il gran caldo asfissiante. In uno spiazzo dietro la stazione una folla incredibile e sempre in movimento camminava sopra pozze di piscio e merda, tra verdure spappolate dappertutto e resti di qualsiasi cosa, bottigliette, lattine, cartoni, paglia e fango dappertutto. Niente di nuovo ma mi sembrava molto più marcio che da tante altre parti dell'Asia, forse sarà stato per il gran caldo, ma mi sembrava tutto molto più lezzo ed asfissiante. Forse solo a Bozhou, nello Anhui, Cina, c'era un simile marciume ma non c'era quell'afa opprimente che rendeva l'aria così altrettanto irrespirabile e pesante. Eppure tutto ciò affascinava, attirava seppur l'autista mi consigliava di stare in guardia appena sarei uscito. Criminali, assassini, ladri, puttane, barboni, appestati, polizia, guru accattoni, ognuno avrebbe potuto rubarmi il portafogli o subito condotto in situazioni inusuali per noi occidentali. Non avevo gran paura ma ovviamente era un posto nuovo, una mentalità nuova, era la prima volta che vedevo l'India e quindi non sapevo ancora come comportarmi con la gente. Fossi stato in Cina avrei avuto molto meno timore di arrivare in piena notte con un autobus in un posto sconosciuto. Ma dell'India ancora non sapevo niente sebbene mi scorrevano nella mente immagini di miserie incredibili - già viste e per sfortuna già anche confermate in gran parte da quello che avevo osservato lungo strada, dal finestrino dell'autobus, ma pensavo anche alla lebbra, la peste, colera, tifo, malattie infettive, gente che muore ai bordi della strada, barboni mutilati che tendono la mano in continuazione, corpi devastati da piaghe che ti toccano e ti guardano....questa sarebbe stata l'India che avrei visto nei giorni successivi, nel mio lungo viaggio verso Est, un lungo viaggio verso i confini meridionali di Nepal e Buthan, fin quasi a quella strettissima fascia di terra, il Collo di Gallina che prima di buttare nel triangolo dell'Annam, ai confini con la Birmania, separa di pochissimo i grandi regni tibetani dell'Himalaya al caldissimo e iperaffollato Bangladesh, una regione che non osavo neppure pensare quanto fosse povera e disperata se mi dicevano che l'India in confronto era un paradiso.
In una notte in preda a vero senso di shock, quasi ipnotizzato e incapace di farmi una ragione che ero già arrivato fin li, riesco a barattare il mio giacchetto di pelle falso della D&G col biglietto dell'autobus + albergo per Agra + biglietto del treno da Agra a Gorakhpur, con una agenzia loschissima dalla quale in qualche modo un tassista mi aveva portato. A tutt'oggi non so se mi hanno fregato o mi hanno detto la verità ma sembra che per viaggiare sui treni in India devi comprare il biglietto con vari giorni di anticipo, sopratutto per le lunghe distanze (io dovevo attraversare tutto l'Uttar Pradesh da Ovest a Est) ma sopratutto ero capitato proprio durante un periodo di festival importantissimo e milioni di indiani avevano già preso d'assalto e sovraffollato tutti i treni disponibili. La soluzione migliore allora sarebbe stata arrivare fino ad Agra (che io non sapevo neanche cosa fosse) e da prendere un treno qualsiasi per arrivare fino a Gorakhpur, in un viaggio di circa due giorni e mezzo. Forse era tutta una stronzata per spillare soldi a un turista solitario, gli indiani sembrano solo pensare ai soldi e fare affari, perlomeno coloro che non muoiono di fame ai bordi delle strade, e hanno facce spesso così poco raccomandabili che pensi sempre che te lo stiano tirando nel culo. Ma non c'era altra soluzione. Li fuori dall'agenzia, il cui proprietario era un tipo giovane, affabile, cordiale - mi ha offerto te, biscotti, sigarette - c'era un tipo che sembrava capitato li per caso ma in realtà forse era li apposta che, guarda caso, comincia un discorso che va a finire sull'arte e sulla cultura indiana. Aveva roba da vendermi o da piazzarmi, con la solita frase "eh ma se torni in Italia possiamo fare affari insieme, mi aiuti a piazzare questi oggetti, possiamo fare tanti soldi insieme..."
Ragazzi questa è l'Asia, dove tutti son mercanti e tutti son furbi e tutti pensano di aver gioco facile con i turisti sprovveduti. Ci ho fumato delle sigarette e fatto una bella chiacchierata ma son rimasto vago sugli oggetti che voleva vendere, promettendogli che al ritorno in Italia ci avrei pensato. Poi mi son comprato il biglietto per arrivare ad Agra, con cameruccia di albergo compresa e taxi fino a la. Sono circa 200 o 300 km, non lo so...ho pagato col giubbotto di pelle falso della D&G: non avevo soldi e lui aveva messo gl occhi sul mio giubbotto.

"Io devo andare in Nepal ma non ho una lira" dicevo io.

"Ed io devo andare sull'Himalaya e non ho un giubbotto" diceva lui.

Alla fine ho pagato tipo un costo di 30 euro (furto!) con un giubbotto comprato 2 anni prima, nel 2008 a Yanjiao, periferia di Pechino, pagato 12 euro e tutto ormai rotto e pieno di buchi nella fodera. A conti fatti ho attraversato e stazionato per 6 giorni in India con 2 euro in tasca. Per la precisione avevo 1,80 euro, portati dietro da Teheran. A Gorakhpur, pochi km dal confine sud-orientale col Nepal, ci sono arrivato con 10 centesimi in tasca e nient'altro.

"Se stai qui in India potresti fare ottimi affari" mi diceva il tipo tutto sorridente e gentile. Eravamo entrambi soddisfatti e anche se forse lui c'aveva rimesso qualcosa, io mi son procurato il biglietto-probabile trappola per turisti - con uno scambio economicamente vantaggiosissimo anche se poi il giubbottino mi piaceva. C'erano tanti ricordi che mi ci legavano: Yanjiao, Robert l'insegnante pazzo, mio fratello, la strada commerciale....ma tanto pensavo che poi non mi sarebbe servito se andavo a sud, verso Thailandia e Malesia in seguito.

Arrivare ad Agra è una oleografia dell'India più immaginaria, quella forse anche più scontata e tipica alla quale pensiano, quando pensiamo all'India. Salgariana, tropicale, afosa, sporca, affollatissima...un traffico incredibile e totalmente fuori controllo, guidatori che si comportano esattamente all'opposto di qualsiasi guidatore occidentale, barboni e mendicati che dormono sulla striscia rialzata dello spartitraffico, saltimbanchi che spuntano all'improvviso mentre la macchina è ferma per guadagnare qualche spicciolo con la loro scimmietta ammaestrata, venditori con ceste in testa che vendono robaccia che ti tendono con la mano nera e malaticcia, altri che siedono sullo scalino in pietra di case in fango e muratura che spuntano tra uno spiazzo e l'altro del verde. Polvere e fango sempre sollevati che rendono l'aria ancor più appiccicosa e pesante, carretti che vendono Coca Cola e insegne di marche americane vecchissime dappertutto, spesso usate come pareti o sostegni per le case. Strisce di baracche e capanne su spiazzetti di terra sporchi dove bambini e animali giocano tra gente, gente che vende di tutto o non fa semplicemente niente.
Divani e poltroncine basse in velluto riccamente ricamato, sporche e logore invitano a sedersi a bere qualcosa di fresco mentre ci si cuoce sotto il sole rovente. Tavolacci traballanti sotto piccole verande e divani polverosi invitano a fermarsi ad ogni gruppetto di case lungo strada.
Un benzinaio incredibimente moderno e "pulito" in mezzo all'India ancora ancorata ai tempi di Salgari e Gunga Din, del vicerè dell'Impero e dei Rajà bianchi.

Agra ho poi scoperto essere la città - la città, vabbè, un villaggio miserabile e sudicissimo - dove c'è il Taj Mahal, il mausoleo in marmo bianco con le piscine enormi che l'imperatore nonmiricordo chi, Tamerlano forse, aveva costruito in memoria della sua moglie morta. Tanto bello, imponente e meraviglioso quanto sudicia e buttata via è la città e il parco che lo circonda, un immondezzaio a cielo aperto, una discarica dove sguazzano scimmie in branchi, paria inchiodati dalla fame al terreno e famiglie ricche e volgari che buttano via nel piu totale menefreghismo gli scarti del gelato e i cartocci di cibo. Camminare qui, in questo paesaggio ancor più tropicale ed afoso, ancor più trafficato e caotico della Delhi notturna, ancor più polveroso della strada per arrivarci, era veramente difficile a livello emotivo.
Eppure ipnotizzato mi sedevo a fumare sigarette una dopo l'altra e non potevo fare a meno di osservare questo mondo. Magari appoggiato col culo ad un muretto di mattoni sbriciolati o su un ciocco di legno circondato da spazzatura, cercando improbabili agenzie di viaggi, una ricarica per il cellulare e un Western Union per chiedere dei soldi a casa. Fino all'anno scorso non ho mai viaggiato con carta di credito e mi portavo sempre dietro soldi contanti giusti per arrivare da qui a la, poi me ne facevo mandare con trasferimento elettronico altri dall'Italia per farmeli bastare qualche altra settimana.

Fatto sta che il pomeriggio tardi ad Agra mi ero trovato con solo 1,80 euro in tasca e niente altro, avevo lasciato l'Iran senza una lira. Gorakhpur era a circa 1000 km di distanza, il Nepal era sempre più vicino ma comunque dovevo mangiare qualcosa. Con meno di 2 euro avevo molte cose da fare ma pochissime soluzioni possibili, considerando che avrei anche dovuto cercare un internet point per realizzare gran parte delle cose che dovevo fare.

In questi casi la soluzione sarebbe stata quella di sempre: farseli durare il piu a lungo possibile semplicemente cercando di perdere tempo in qualcos'altro. Girando il posto, curiosando, vedendo di ottenere informazioni o internet gratis da questo o da quel negozietto e comprando giusto le cose da mangiare che costassero meno, giusto per arrivare a fine sera e aspettare novità ed organizzare il proseguo del viaggio con le informazioni raccattate durante il giorno. La prima sera passa e il secondo giorno ad Agra è uguale al primo: dormite, camminate in stato ipnotico e sigarette. Adesso mi rimaneva poco meno che 1 euro.
Arriva la seconda sera ed era tempo di muoversi: destinazione Gorakhpur, Uttar Pradesh orientale, 1000 o 1500 km più in la. In India si campa con poco e ci si arrangia, quindi la notte alla stazione del treno mi erano bastate giusto un pacchetto di sigarette, una bottiglietta d'acqua e dei biscotti per cazzeggiare 4-5 ore in attesa del treno. I soldi erano ormai finiti. Contavo di trovare una soluzione una volta a Gorakhpur, che distava due giorni e mezzo di viaggio col treno, dove avrei dovuto pagare di tasca mia l'autobus fino a Kathmandu e il visto per il Nepal al confine.

Stazione della ferrovia di Agra, sera.
Mi ricordo gente che stava male, divorata dalla malaria o qualche altra malattia, a dormire per terra nella sala della stazione; due americane giramondo spallatissime appoggiate ad un parete e un paio di coreane fiche sulla banchina al binario 1, tra sacchi di iuta e balle di cotone, gente in su e in giu, topi, migliaia di topi.
Ho fatto una pisciata lungo la bancina, un pò lontano dalla gente. Quelli che pensavo fossero ciottoli tra i binari erano in realtà topi, centinaia di topi, a branchi...una massa nera che è scappata via da tutte le parti ai primi scrosci di piscio. Non ne ho mai visti così tanti tutti insieme.

Fuori una donna sdraiata di fianco con un sari che le copriva il volto, dormicchiava o guardava nel vuoto su un muretto bianco, tra tanta altra gente. A volte mi guardava ed io la guardavo, così tanto per far qualcosa. Due poliziotti accando chiacchieravano roteando i loro bastoni di bambù, le americane coi loro zaini uscite anche loro per fumare, tanta gente. L'indiana giovane dalla pelle nera e i grandi occhi continuava a guardarmi sempre più con piacere, ora tirando fuori la lingua e passandosi lentamente la mano sulle cosce, con movimenti lentissimi e senza fretta. Di la dalla strada baracche e bancarelle miserabili con tanta folla. Mi alzo e scopro che la bella indiana in realtà era devastata dalla lebbra e gli occhi erano pieni di pus giallo, che colava, caccole al naso e il petto seminascosto dal sari tutto piagato. Neanche il tempo di allonatarmi da quella deludentissima visione, con ribrezzo, che una folla inferocita esce urlando da un negozio che stava appena prendeno fuoco davanti a me. Urla e concitazione, gente che spara col mitra piu e piu colpi all'impazzata, una folla che osserva la scena da neanche dieci metri, un omino che con tutta tranquillità mi dice che è giusto un "fight", come ce ne sono tanti ogni sera. Saranno stati i soliti scontri tra indu e buddisti, ho pensato.

Poi finalmente il treno, una prima notte afosissima con una giovane e polposa compagna di viaggio e sua mamma che ci guardava in cagnesco, un secondo giorno passato tutto a gambe penzoloni di fuori sulla porta aperta della mia carrozza, gente sui tetti e piccole stazioni bellissime ed esotiche. Cessi stile indiano e stile europeo che vanno visti piu che decritti - ed i cessi "western style" come c'è scritto in rosso sulle porte, fanno vomitare solo ad entrarci, figuriamoci quelli "indian style"...il treno che riparte ogni volta e la gente che è ancora li sulla banchina a fumare o chiacchierare con gli amici, altri ancora li alla fontana a lavarsi i denti da 20 minuti che salgono al volo appena il treno comincia ad allontanarsi, gente sui tetti e un panorama che scorevva davanti ai miei occhi unico ed irripetibile, fatto di orrori incredibili, villaggi sommersi letteralmente dal fango e dalle paludi, due muri tra la vegetazione dove vive un babbo nudo ed un bambino che gioca in una pozza di escrementi, giovani ragazze che si lavano nude in paludi di fanghiglia, pasaggi a livello e migliaia di biciclette, scolaretti che attraversano i campi nelle loro uniformi bianche e blu all'inglese e le grosse cartelle sulle spalle,  famiglie contandine a lavoro nei campi coi bambini che giocano con le nonne, villaggi dove mi divertivo a contare quante case avevano tutti e 4 i muri: non ce ne erano mai piu di 2 o 3 in ogni posto, ed infine dopo una altra notte passata in una cuccetta asfissiante ma che mi pareva cosi comoda da rimanerci tutta la vita, ecco Gorakhpur, la miserabilissima, sporchissima, caoticissima Gorakhpur, ultima tappa in India prima di un'altra folle corsa in taxi verso il confine nepalese dove avrei passato una incredibile notte nell'ennesima miserabile locanda. Di là il Nepal: il viaggio per andare trovare Filippo era quasi compiuto, non prima di un altra allucinante, indimenticabile odissea in autobus tra il Terai, bellissimo, e i contrafforti dell'Himalaya con le sue strade maledette tra pareti a picco scoscese e strapiombi mortali, 3 rotture del motore e 12 ore di ritardo sulla tabella di marcia. Ma questa è un'altra storia.


sabato 17 marzo 2012

Staryij russki rok

Dico....forse mi arresteranno al momento dell'imbarco sulla nave che da San Pietroburgo mi portera' a Helsinki e da li in Italia...vabbe' mi sono accorto che la mia Visa e' scaduta 10 giorni fa. Vediamo, con un po' di faccia tosta magari riesco anche a cavarmela.
Ma come faccio a lasciare la Russia? Dove trovi una simpatica signora di 60 anni - la proprietaria della 108 Minutes Guesthouse a Mosca - con cui parlare di punk, metal, rock? Grazhdanskaya Oborona, Yanka Dyagleva, Mashina Vremenyi', Kalinov Most, Korrozia Metalla, Kino e Viktor Choy, D.D.T., Nautilus Pompilus, Chajf, Alisa, Avgust, Chernyij Kofe, Sergeyij Mavrin e Igor Kipelov....dico io?
So che anche per i miei migliori amici in Italia questi nomi non dicono assolutamente niente....eppure sono la storia del rock russo, un movimento che piu che lo studio e piu appare grande, immenso.......la Russia comunista degli anni '70 e '80 era una meravigliosa, incredibile, inarrestabile fucina di artisti e idee...la chiusura (?) al mondo occidentale ha prodotto artisti oltre la cortina di ferro di uno spessore spesso anche superiore ad artisti simili al di qua della cortina di ferro...e non solo in Russia...penso alla Yugoslavia (quanti sanno che Goran Bregovich suonava nei Bjelo Dugme, famosissimo e indimenticato gruppo art-punk della fine degli anni '70) o alla Polonia....soltanto adesso, soltanto 30-40 anni dopo in Europa c'e' qualcuno che sta cominciando ad esplorare e capire cosa e' stato il rock nei paesi dell'Europa comunista.
Sono fiero di essere uno dei massimi esperti e studiosi a livello mondiale del rock e della storia del rock comunista....perche' e' giusto che il mondo conosca cosa e' stata la produzione artistica di questi paesi, una produzione che va al di la dell'immaginabile, sia per qualita' che per quantita' di artisti, nomi, gruppi prodotti dagli anni '70 in poi.....

Qui in Russia tutti amano la musica, vivono di musica, conoscono la musica, la storia della musica, il buon vecchio rock dei tempi del comunismo....e non e' cosi' improbabile trovare persone anziane e insospettabili che ti parlano di Igor Letov e dei Grazhdanskaya Oborona, leggende del punk russo primi anni '80....
In Italia quanti conoscono gli Strana Officina o i Death SS....o i primi Litfiba quando suonavano come qualsiasi gruppo della Neue Deutsche Welle? O i nostri genitori e i nostri zii magari hanno mai sentito i primi CCCP o gli Skiantos???? O i Sabotage, i CCM, Maurizio Bianchi, Gaznevada....quanti sanno che Enrico Ruggeri e Joe Squillo avevano cominciato con album punk nel 1978/1980? Nessuno...come nessuno dei nostri genitori conosce almeno uno dei gruppi sopra citati.....

Ecco qui in Russia e' come se i nostri genitori fossero cresciuti con gli Strana Officina, con i testi e la musica degli Skiantos e conoscano a memoria l'Eneide di Krypton dei Litfiba e conservano e comprano le nuove riedizioni degli album punk di Enrico Ruggeri....
A Gorbushka, il piu' grande ipermercato di Mosca ci sono centinaia di negozi di musica....migliaia, milioni di CD, rock, metal, punk, soviet rock...e ogni giorno migliaia di persone comprano e scambiano CD...sono tutti esperti...
un insospettabile padre di famiglia di 40/45 anni oggi ha comprato tutta la discografia completa su CD dei Sibirski Masturbator e i gruppi paralleli (Huy Zabej, Bigimot, O.M.O.N.)...64 CD che neanche io ho mai ascoltato completamente e neanche pensavo si trovassero al di fuori di Omsk, la loro citta'. Conosco il chitarrista perche' ci scambio musica su Soulseek da anni ma mai avrei pensato di trovare un tranquillissimo padre di famiglia con moglie e figlioletto comprarsi tutti i loro CD davanti ai miei occhi...
veramente - ancora una volta, ancora di piu' - non posso che ammirare questi russi che amano la musica, la musica vera, il rock, lo staryij russki rok (il vecchio rock russo) e sanno tutto e conoscono tutto, vivono di musica e possiamo parlare per ore di gruppi, personaggi, album, edizioni.....lo stesso per i film, parliamo per ore dei vecchi film non solo russi (sono un amante della fantascienza sovietica ma anche delle favoline tipo Ruslan I Ludmila, Morozko, Snegurochka, il Viy bellissimo e barocco....)....
e parliamo anche per ore di Toto Cutugno, Celentano, Ricchi e Poveri, dei film italiani...i russi amano da morire la musica italiana, fino dagli anni '70 quando era probabilmente l'unica musica occidentale diffusa assieme a pochissimi altri nomi stranieri....
e noi cosa conosciamo della Russia? Cosa conosciamo del cinema e della musica russa? Niente....
Allora veramente preferirei rimanere qui e continuare a discutere se sono meglio i Korrozia Metalla o gli Ariya o parlare delle belle canzoni di Yanka Dyagleva e discutere della figura ambigua di Egor Letov e dei suoi Grazhdanskaya Oborona, magari con una simpatica signora sessantenne proprietaria di una guesthouse nel centro di Mosca....
o con qualsiasi altra meravigliosa, incredibile persona russa che ho incontrato in queste bellissime settimane.......qui tutto e' rock, tutto e' punk, tutto e' musica bella dei vecchi tempi quando c'era ancora il comunismo e la polizia che arrestava gli artisti e li internava nei manicomi per rieducarli. Ma la loro musica, i loro album hanno lasciato il segno.
Che bella la Russia......si respira rock ad ogni angolo, in ogni scritta o adesivo sui muri, su ogni maglia o ad ogni parola......
Spasiba, bolshoj Rossiya
Slushay rok, ascolta il rock

venerdì 16 marzo 2012

Hooligans, bottini di guerra e Nostradamus

L'ultima mattina a Ulan Ude ha il sapore di una buona colazione a base di uova e prosciutto preparate da Svetlana...la sua bella casa di fronte all'arbat bianco e quadrato della piazza e' l'ultima immagine di questa citta'. Guardo dalla finestra la gente incamminarsi a lavoro, nell'angolo in fondo il piccolo Irish Pub dove ho passato quasi 3 settimane tra amici, amori, sogni e bevute. Svetlana non si è ancora vestita... cerco di cogliere ogni dettaglio di lei, prima di lasciarci per molti mesi. Gli ultimi giorni sono stati intensi e belli, come sempre capita quando c'e' da lasciare un posto. Ho conosciuto Evgen, simpaticissimo hooligan neonazista dello Zenit San Pietroburgo...grande, grosso, pieno di cicatrici e tatuaggi, 4 denti finti, muscoli d'acciaio e ferita da coltello recente proprio sulla giugulare. E' il russo piu' simpatico, amichevole, chiacchierone, divertente, onesto, gentile che abbia mai conosciuto. Argomento preferito: il teppismo e le guerriglie di strada, di cui e' un vero esperto. Nell'ultima spedizione a Irkutsk si sono scontrati in 35 contro 35, nessuno ha vinto ma Evgen ha steso per terra 7 nemici. Per 3 giorni la citta' e' stata messa a ferro e fuoco dagli scontri tra le due bande rivali, e' una pratica comune. Serve per mantenersi in allenamento. Ne ho conosciuti tanti di hooligan negli ultimi giorni: tutta gente simpaticissima e gentile, profondamente onesta e altruista con gli amici, simpatica e di buon umore. Mi sono divertito un sacco a sentire le sue storie di scontri a Irkutsk, Chita, Habarovsk, Novosibirsk, Krasnoyarsk...."Evgen, dobbiamo fare una spedizione a Chita, ci puoi mandare 7 dei tuoi migliori?" chiede un suo collega di Irkutsk. "Solo 7? Perche' non facciamo 12?" Alla fine si sono accordati per 9 volontari, tutta gente senza paura e con tanta voglia di menare le mani e bere vodka per una due giorni di inferno per le strade. E' durante uno di questi scontri - 3 anni fa a Krasnoyarsk - che Evgen ha rimediato la medaglia che mi ha regalato l'altro pomeriggio: era di un tipo tosto con cui ha combattuto quasi 1 ora prima di stenderlo a terra col cranio mezzo rotto...adesso la medaglia e' mia, come segno di amicizia, come gesto di gentilezza verso gli stranieri da parte del popolo russo. Quella medaglia mi ha dato la forza: l'ultima notte con Svetlana ho fatto l'amore come mai prima in vita mia, mi sentivo libero, forte, tosto......Svetlana e' rimasta contenta e la mattina, senza dirci una parola abbiamo consumato l'ultima colazione insieme prima di dirci addio fino al prossimo settembre. Grazie Svetlana, grazie Evgen. Grazie Ulan Ude Ultimi ricordi della citta': Medegma e Darima che mi dicono che gli manchero', sperano che possa tornare presto, Darima mi ha dato un bacio, Medegma si e' dimostrata un po' piu' timida. James al Pub mi ha al solito tormentato con 007, non sa parlare di altro ma e' simpatico....in attesa di Aleksej mi son fatto una cultura sull'Agente Segreto. Forse non serve a niente ma fa piacere vedere come la gente vive per una passione. Non so il suo vero nome, ma questo simpatico ragazzo buriato, manager in giacca e cravatta e' sempre col bicchiere di whisky in mano, perennemente ubriaco e parla solo di James Bond e macchine da corsa...che tipo

Il penultimo pomeriggio con Evgen l'hooligan e il suo amico Ilya, colonnello mezzo corrotto dell'esercito, mezzo sordo a causa di una bomba esplosa in Cecenia a due passi da lui, ci siamo ubriacati ben bene e siamo andati in uno spiazzo sterrato e gelato posto all'inizio della discesa di Ulica Lenina, proprio di faccia all'Hotel Buriatia. 6 litri di "Tri Medvev", la birra dei Tre Orsi a poco prezzo, 1 litro e mezzo di Portvejn e Coca Cola nel piu' puro spirito punk russo. Perche' Evgen e Ilya sono anche punk, metal, oi, hardcore, ska, rac....e siamo stati tutto il giorno ad ascoltare FPG, Distemper, Sibirski Masturbator, Korrozia Metalla, EST, Master, Ariya, Grazhdanskaya Oborona mischiando anarchia a nazionalismo russo, fuck Putin a inni a Lenin...i russi son strani. Punk e nazionalisti allo stesso tempo, ultrapoliticizzati come gli italiani, simpatici, polemici, chiacchieroni, con un umorismo innato e contagioso.....chi dice che gli hooligan sono cattivi? Io ho trovato le persone piu' brave e simpatiche del mondo.... Dalla scarpata scendono 3 tipi: uno e' grosso e col bastone da passeggio, punk, felpa con cappuccio, pizzo incolto, sguardo simpatico e bonario....si presenta, e' il cantante degli Orgasmus Nostradamusa. La birra mi va per traverso e devo bere un po' di Portvejn per rinvenire....non ci posso credere. Io, li, in quello spiazzo dove si riuniscono tutti i punk di Ulan Ude a bere col cantante degli Orgasmus Nostradamusa, leggenda punk russa di cui forse nel mondo occidentale siamo in 3 o 4 ad avere conoscenza: io, Luk Haas e Henri Juvonen....ed io li a bere con lui, tipo all'apparenza tranquillo e bonario ed in realta' altro hooligan senza paura. Evgen conferma: e' uno dei piu' tosti in citta', uno su cui contare quando c'e' da fare una spedizione in altre regioni. Le ore che mancano alla fine di Ulan Ude mi appaiono ancora piu' sofferte, adesso che ho trovato il mio mondo, la mia gente, i miei amici con cui passare il tempo...Evgen si promette di essere il mio miglior cliente nel locale punk che apriro', mio bodyguard e tecnico del suono. Perche' oltre ad essere hooligan e' anche tecnico del suono, DJ, geologo per il governo buriato e chimico...chi dice che i teppisti sono solo animali? Qui la gente ha cervello, tutti hanno una cultura che un Italiano medio se la sogna. I russi hanno una cultura straordinaria e pretendono gente che sappia usare il cervello oltre che le mani. Ilya maresciallo dell'esercito, punk, hooligan, alcolista non pentito diventa subito mio amico dopo poche ore di conoscenza....ci prendiamo per il culo, parliamo di Tuyana la bella cameriera buriata....anche lui ha promesso di darmi una mano nel locale che apriro'.... Vlad verra' a suonare con gli Orgasmus ogni volta che io vorro'....cioe' sempre.... Ulan Ude finisce cosi'....con amici e un pò di amore con Svetlana l'ultima notte.


E' tempo di tornare a Mosca....5 giorni di viaggio in treno in cui ho fatto conoscenza con Ivan e Aleksej...due giovani comunisti scappati da Habarovsk e diretti a Mosca per una nuova vita...studenti. Ivan e' anche operaio in fabbrica, ha 19 anni ma ha gia' la maturita' di una persona adulta. Hooligan anche lui dello Zenith, combattente di strada con piu' ossa rotte che sane nel corpo, timido, gentile e buono. Mi ha regalato una bellissima maglia con la scritta CCCP.....come Evgen, altro hooligan, ha voluto darmi un segno dell'amicizia e dell'onesta' del popolo russo. 5 giorni di treno belli e divertenti in mezzo a tanti ragazzi: chi e' scappato da casa, chi viaggia senza una lira, chi va a trovare figli e nipoti da un capo all'altro della Russia, chi va a vedere Zenit-Dinamo Mosca....

Olga la simpatica signorona russa che parla inglese e ha vissuto 25 anni in Lituania, i cinesi di Harbin con PeiPei bellissima 34enne, Ilya il baffone grasso che sembra Il Zio di Montale (il Funa, Mino e il Nano sanno di chi parlo...), Oleg altro simpatico e timido hooligan che mi ha aiutato a orientarmi una volta arrivato a Mosca..... Il viaggio e la nuova vita di Ivan e Aleksey terminano sulla piattaforma numero 2 della stazione di Mosca....la polizia li porta via, probabilmente li rispediranno a casa....peccato, erano bravi e gentili, ma chi non e' stato bravo e gentile in tutti questi mesi siberiani? Guesthouse in Mosca....grida felici di sesso nella camera accanto alla mia, urla selvagge di piacere e di liberta'....tutti trombano in Russia e trombano con foga, con voglia, con forza....e' normale. Non siamo nell'Italia bigotta e smorta dalla quale cerco sempre di scappare. La vita e' fatta di amici, pub, birre, sesso, donne, musica......la vita si gode e i russi sono gente che si diverte un sacco a godersi la vita. C'e' il lavoro, ma penso che non abbiamo mai parlato un solo secondo del lavoro...e' solo un aspetto della vita, non l'unico ne' il piu' importante, ne' tantomeno l'unica ossessione sulla quale bisogna basare il tutto.... 5 mesi...e' tempo di tornare a casa.......apro l'email....Munguu dalla Mongolia, il mio piccolo dolce Fiore d'Argento verra' in Italia quest'estate, le manco. Evgenia la camerierina verra' anche lei....Anya mi ha appena detto che le manco tanto e anche Darima e Medegma mi hanno lasciato messaggi tipo "mi manchi", "per piacere torna presto"....Svetlana non ha scritto niente ma so di poter contare su di lei e sulla sua casa ogni volta che vorro', quando torno a Ulan Ude.... cosi' come Aleksey, Evgen, Vlad e la sua erba fatta in casa di una potenza devastante, Anton con il quale ci capivamo alla perfezione seppur non sapesse una sola parola di inglese, Sava, Evgen e Ilya, Jim, James, Nadia la cameriera che sapeva sempre cosa volevo da bere......so di contare sull'amicizia di tutta questa bella gente, di questi bravi russi che mi hanno disvelato un mondo meraviglioso e bello, buono, onesto, retto e felice......e Lenin li in Ploshad Sovetov sorride sotto i baffi l'ultima volta che lo saluto a pugno chiuso. Grazie Siberia, grazie treno che corre lento per giorni e giorni......e' stato un viaggio per dimenticare la scomparsa di una brava persona e torno a casa non potendo dimenticare tante nuove persone che ho conosciuto. Sono partito con la morte nel cuore e torno gonfio di commozione, felicita', voglia di vivere una nuova vita...... Anche Charles e Thomas i francesi con cui ho condiviso 1 mese di Ulan Bator mi hanno scritto e ci rivedremo a Livorno il 29 maggio....per berci una bella bottiglia di vino e raccontarci questi 4 mesi in cui io sono rimasto nel Nord dell'Asia e loro sono andati sempre piu' a Sud....che bravi anche loro, anche quel mese di Mongolia merita un capitolo a se'...... Spasiba a tutti voi cari amici, questo e' stato veramente il viaggio piu' bello e intenso che abbia mai avuto. Forse da qui comincera' un qualcosa di nuovo...

lunedì 5 marzo 2012

Syirnik

Ha il sapore dolce delle sue labbra morbide e grandi, il profumo caldo della sua pelle vellutata, e' rotondo come i suoi dolci occhi neri da siberiana buriata, e' farcito e di bell'aspetto come il suo viso bellissimo e perfetto, dal nasino piccolo piccolo e la pelle liscia da ragazzina
Era la piu' bella ragazzina dell'Irish Pub l'altra sera, non ho smesso di guardarla per un secondo da quando sono entrato, cosi' affascinante nel suo vestito tutto nero che rendevano i suoi occhi grandi ancora piu' grandi, il suo nasino piccolo ancor piu piccolo, il suo dolcissimo volto da buriata ancora piu morbido, vellutato, giovane ed attraente, coi suoi lunghi capelli neri e lucidi...come eri bella, come sei bella, mia perla nera.
E grazie Alexej per l'aiuto...ogni giorno di piu' ti stai rivelando come un bravissimo ragazzo, il mio migliore amico qui e gia' compagno di belle avventure e serate divertenti al pub. Spasiba moj drug, мой друг
Ieri la mattina e stata divertente e sciagurata....colazione a base di syirnik, frittelline di formaggio farcite con succo d'amarena e le ho fatto saltare sia la lezione di fisica (mi sarebbe piaciuto insegnargliela io, by the way...) sia la lezione di inglese....accidenti ai syirnik e alla loro dolcezza!!!!
Primo pomeriggio insieme, i primi abbracci e camminate mano nella mano, risate e una pacca sul suo culo che inaspettatamente finisce in una sua risata un po' sorpresa un po' soddisfatta....
sera al pub senza di lei...oh...e nella chat ci sentivamo cosi' vicini coi suoi "oh francesco"......si, e' cosi' dolce e carina quando lo dice.........cara cara Anya......se fosse per te io ci rimarrei qui tutta la vita.
E se fosse veramente cosi' ?
E se fosse per Anya, Alexey, Sava, Anton, Dima, Simur, Svetlana.......e se fosse per tutti loro?

Non pensiamoci......la visa scade tra pochi giorni....ma ho un sogno per la testa, una idea e tanta voglia di tornare qui. Magari con la mia piccola, dolce Anya, dolce come i syirnik a colazione....




giovedì 1 marzo 2012

Leggende e cose strane dell'Asia mongolica

In due mesi ho sentito diverse leggende e racconti strani di posti strani. A volte penso siano appunto solo favoline, poi mi metto a cercare per bene e scopro che e' la realta'. A volte triste, a volte divertente, ma sempre che ti lascia a bocca aperta.

C'e' una citta' nuova di cui non ricordo il nome, a 3 ore a Ovest di Baotou, Mongolia Interna, Cina. Si dice che sia la citta' piu' ricca non solo della Cina ma di tutto il mondo.

I ragazzi sono solito regalare una BMW per compleanno ai genitori, agli amici, alle ragazze o alle amanti. Il 30% della popolazione ha una Ferrari e ci sono circa un migliaio di Lamborghini in una citta' grande poco piu' che Prato.

Di solito si spende non meno di 3000/4000 euro ogni giorno al ristorante per cenare con gli amici o i colleghi di lavoro. Nessuno sa cucinare perche' tutti mangiano fuori casa.
La leggenda dice che un paio di mesi fa un tipo ha speso 65.000 euro al ristorante ed ha pagatro tutto in monetine perche' la cameriera aveva rifiutato le sue advances. Sono stati tutta la notte fino all'alba a contare le monetine mentre il tipo si e' fatto chiamare una mignotta e se l'e' fatta li davanti a loro, per passare il tempo in attesa che i camerieri avessero finito di contare i soldi.

I 4 stranieri che hanno lavorato come insegnanti sono scappati dopo circa 1 mese: gli studenti sono tra i piu' ignoranti di tutta l'Asia, ovviamente, e vanno in classe solo per far vedere la nuova macchina o il nuovo Rolex d'oro. Si dice che c'e' uno studente che ha regalato una BMW ad ognuna delle ragazze della sua classe: ovviamente in cambio ha avuto un tangibile segno di riconoscenza...

Comunque gia' a 16 anni in questa citta' hanno tutti almeno una macchina, una BMW, una Ferrari, una Lamborghini, una Rover, una Chevrolet o una Corvette....ma in genere ne hanno almeno 2 o 3 a testa, una per i lavoro, una per gli amici, una per i genitori.


Karakorum e' un nome mitico, come Samarcanda o Agarthi......era l'antica capitale dell'Impero Mongolo ai tempi di Gengis Khan.
Tutti vogliono vedere Karakorum, tutti vogliono provare l'emozione di mettere piede nell'antica citta' del piu' grande sovrano, imperatore, guerriero, conquistatore della storia.
Ci sono tour, bus, guide turistiche che organizzano viaggi carissimi per Karakorum.
Arrivi li, dopo aver speso una fortuna e vedi il niente, il deserto, rocce, sabbia, il nulla dovunque lo sguardo si posi a 360 gradi tutto intorno.
Metti il piede su un microscopico sassolino piu' scuro degli altri, uno di quei sassolini come se ne trovano a milioni in qualsiasi via di Prato o nel Lungobisenzio.....quel sassolino e' quanto rimane di Karakoru, della mitica Karakorum, della capitale del piu enorme impero che la storiaz abbia mai avuto. E tutto intorno il niente, solo sassolini e una mano che si stende con un gesto circolare dicendo: "qui un tempo c'era Karakorum". Ora c'e' solo il nulla.

La Siberia e' fredda. Falso. Dove lo trovi un posto che a -15 gradi sudi e ti devi togliere il giubbotto dal caldo che fa?

I siberiani sono abituati al freddo e al ghiaccio. Falso. Sono sempre tutti intabarrati in pesantissimi cappotti e tremano sempre e si nascondno le facce dentro i pellicciotti, guanti e scarponi pesantissimi e non vedono l'ora di sistemarsi dentro una calda locanda.
Ogni giorno vedo almeno 200 persone scivolare e cadere sul ghiaccio.
Vivono qui da 2000 anni. Io spesso mi togo il giubbotto perche' fa caldo, ho perso i guanti e il cappello 2 mesi fa quando erano -45 e sono scivolato sul ghiaccio due sole volte, cadendo solo una volta.
Pensavo che ce l'avessero nel DNA il freddo e il ghiaccio ma a quanto pare dopo 2000 anni non si sono ancora abituati. A me c'e' voluto meno di 3 mesi....

La Mongolia e' una democrazia. Falso. Gli insegnanti insegnano solo quanto era grande Gengis Kahn e distribuiscono volantini ed opuscoli nel quale c'e' la lista dei re e delle regine mongole (33...come gli anni di Gesu') che devono essere amati e quelli che devono essere odiati.
Ogni giorno gli studenti devono recitare tutti insieme, allu'unisono e con la stessa intonazione, una frase di propaganda che recita "non c'e paese piu' bello e forte della mia verde Mongolia".
Il comunismo non e' finito nel 1993. I sistemi educativi e propagandistici sono sempre i soliti. Hanno giusto sostituito Lenin e Stalin con Gengis Khan.

In Cina mangiano i cani. Vero e falso. Se dici a un cinese che mangiano i cani, si incazzano come bestie. Solo i coreani mangiano i cani in queste parti dell'Asia. Peccato che ci siano migliaia di ristoranti coreani in ogni citta' cinese e siano sempre stracolmi di clienti cinesi....
in compenso si mangia la merda di capra che - checche' se ne dica - e' la base per un prelibato e costosissimo dolce che si fa nella Cina del Sud, dalle parti di Wenzhou, provincia dello Zhejiang.
Mangiare un cane non mi dispiacerebbe - alla fine non mangiamo gli Hot Dog, i cani caldi noi occidentali? - pero' posso garantire che mangiare la merda non e' male.....se non mi avessero detto alla fine della mia porzione che quello che mi ero appena mangiato era fatto con la merda, me ne sarei mangiato una torta intera...


I cinesi e gli asiatici puzzano. Falsissimo. Si lavano almeno 3 volte al giorno e spendono una fortuna in lozioni, creme, shampi, saponi, doccieschiume, bagnischiuma, creme per la pelle, le mani, il viso, i capelli......passano circa 4 ore al giorno sotto l'acqua a lavarsi e almeno 3 ore a truccarsi. E si incazzano con me perche' mi faccio la doccia ogni 2 giorni.
Se sapessero che in Italia me la devo fare 1 volta a settimana perche' l'acqua e' cara, le bollette vanno pagate....chissa' allora che mi fanno....mi ammazzano?


L'Asia non e' cara. Falso. Venite qui in Siberia e vedrete che tutto costa esattamente come in Italia se non di piu'. Sono gli stipendi che sono 10 volte piu' bassi che in Italia, circa 200/300 euro al mese. Ma tutto costa esattamente come in Italia. Noi ci lamentiamo e ci inventiamo scuse per non uscire mai di casa perche' anche l'aria che respiriamo costa soldi. E intanto abbiamo 2 stipendi buoni e pochi veri problemi economici. Qui guadagnano 300 euro al mese, la vita e' cara come in Italia eppure tutti si divertono e si godono la vita. C'e' qualcosa che non mi torna....
Anche la Mongolia e' cara e Pechino sta diventando cara come Tokyo...al solito pero' se va in un ristorante di cucina locale ti fai una mangiata con 3 euro. Noi mangiamo tutta la vita a casa minestrina perche' non ci possiamo permettere il ristorante se non 1 o 2 volte l'anno per una pizza. Qui tutti mangiano al ristorante tradizionale perche' costa meno che fare la spesa al supermercato. Basta evitare i ristoranti con cucina internazionale e i pub occidentali e si mangia con 2 lire. Ma per tutto il resto l'Asia e' molto piu' cara di quello che ci si possa immaginare, perlomeno qui in Siberia, in Mongolia e nelle grosse citta' cinesi.


In Russia ci sono i comunisti. Falso. Checche' qui ci sia la testa di Lenin piu' grande del Mondo, in Piazza Soviet, tagliata da Via Lenin che va a finire in Viale della Rivoluzione, passando da Piazza Ottobre 1917 e incrocia Via del Comunismo, non andare mai a dire a nessuno che sei comunista o ti ammazzano. Alla gente garba i soldi, il comunismo era solo una ideologia per non farli.


La polizia russa e' cattiva, pericolosa e corrotta. Boh, non so. Dove trovi poliziotti che parlano di Celentano e Toto Cutugno, offrono sorsi di Vodka e ti si avvicinano con fare minaccioso salvo poi chiederti se ti senti a tuo agio in citta' e se c'e' qualcosa che possono fare per me? E quando dici che sei italiano tutti ti stringono la mano e dicono: "Buongiorno Compagno Mafia"....

In Ulan Ude

E' un bel po' che non aggiorno il blog, sono gia' passate 2 settimane da quando abito nella Guesthouse di Dennis in Ulicha Lenina 63, di fronte alla testa di Lenin piu' grande del mondo. L'ultimo mese e mezzo e' stato ricco di avvenimenti, talvolta belli talvolta da dimenticare. La primavera sta ormai arrivando e le strade cominciano ad essere libere dai ghiacci, i pomeriggi sono caldi e oziosi, il tempo passa tranquillo. Per la quarta volta nel giro di 3 mesi ho festeggiato il capodanno. Prima quello cristiano il primo di gennaio, poi quello cinese a fine gennaio, quello mongolo a febbraio e quello buriato la settimana scorsa. Quanta altra gente festeggia 4 capodanni diversi in un solo anno? Forse sono 4 anni piu' vecchio a questo punto. Ulan Ude, Europa, Russia nel cuore della Siberia mongola. E' una sensazione strana perche' Ulan Bator e' a soli 500 km da qui, forse meno eppure qui sembra di essere ancora, definitivamente in Europa, con la sua cultura occidentale e i suoi volti caucasici, ariani. Amicizie e' facile farle, difficile e' mantenerle. Con le donne e' impossibile avere un rapporto che non sia solo sesso. 

Non so come mai in 8 anni non ho mai conosciuto un operaio: il piu' miserabile che ho conosciuto ha un piccolo negozio tutto suo, altrimenti sono tutti insegnanti, geologi, musicisti, scrittori, avvocati. Katia e' avvocato per il governo buriato. Svetlana e' manager in una ditta di non so cosa. Dennis e' il proprietario della guesthouse piu famosa della citta' e suona in un gruppo metal. Sava canta in un gruppo rap e organizza corsi di volontariato. Sono tutti pieni di ragazze perche' come si dice qua "una vita senza una donna e' come un buuz senza la carne dentro. Una vita senza delle amanti e' come un pranzo senza buuz". Siccome i buuz sono il piatto fondamentale della cucina siberiana - come la pasta per noi italiani - capisco cosa vogliono dire. 

Perchè dico questo? Perchè a 32 anni forse leggere una email di mo babbo che mi dice "ma a quest'età pensi ancora alle donne e al divertimento? sei solo un debole e un incapace" sinceramente mi fa venir voglia di non vedere mai più il mondo grigio e morto dal quale mio fratello decise saggiamente di scappare via 9 anni fa, per sempre.