martedì 24 gennaio 2012

Cina un anno dopo

Blog senza aggiornamenti per quasi 20 giorni. La volonta' seppur ferrea niente puo' contro la censura cinese: se facciamo un elenco di tutto quello che e' proibito in Cina ci sarebbe da fare una grossa X sulla mappa mondografica ma poi succede sempre qualcosa e quella X non la si fa mai. Comunque: facebook censurato, blog censurati, youtube censurato. Persino IMDB, il database di tutti i film mondiali e' censurato. Non parliamo poi di tutti i siti che parlano di Dalai Lama, Tibet, Taiwan, Se poi uno si vuole male basta che digiti sul motore di ricerca di Google queste due parole: Falundong e Tienanman. Per un paio d'ore potete andarvi a fare un giro perche' la vostra connessione improvvisamente passera' giu' e ritornera' dopo una infinita' di tempo...ovviamente dopo che sul vostro bellissimo schermo comparira' la magica scritta "internet non puo' visualizzare le pagine richieste". Ben vi sta....2 ore senza internet per aver digitato le parole proibite in Cina sono il minimo della punizione che vi puo' capitare. A qualcun'altro e' successo di peggio. Comunque....Mongolia Interna, Inner Mongolia. Citta' principali: Hohot (Hohhot, Huehot, Hueahuote o cinquecentomila altre varianti possibili), Baotou e Jinin. Soltanto queste tre citta' fanno oltre 10 milioni di persone. Qua coi numeri non si scherza. La Mongolia Interna vive una situazione particolarmente infelice: praticamente e' odiata da tutti. Chissa' come mai da queste parti dell'Asia si respira solo odio... La provincia e' rivendicata dalla Mongolia Esterna che nel suo crescente ultranazionalismo ne rivendica la appartenenza culturale e storica. Dal punto di vista storico ci sono dubbi: faceva parte dei territori controllati da quel pazzo psicopatico di Gengis Khan, ma stiamo parlando di 800 anni fa. E in base a questo discorso allora la Mongolia dovrebbe arrogarsi il diritto di rivendicare praticamente tutta l'Asia, la Russia e l'Europa dell'Est, oltre che India, Persia, Afghanistan, Pakistan e Indocina. Non regge. Anche perche' la Mongolia come Stato Indipendente esiste dal 1924 sotto la protezione dell'ex URSS contro i millenari tentativi di annessione da parte della Cina e la Mongolia Interna non e' mai stata neanche presa in considerazione quando furono tracciati i confini dello stato attuale. Dal punto di vista culturale esistono ragioni piu' fondate: i mongoli interni sono pur sempre mongoli e parlano mongolo ma....ma....ma.... Nella Mongolia esterna, cioe' nello stato con capitale Ulaan Baatar si parla mongolo puro scritto pero' con caratteri cirillici, cioe' con l'alfabeto russo e in molti casi la gente usa anche il nostro alfabeto latino. La popolazione totale e' di circa 2 milioni e mezzo di persone. In Mongolia interna si parla cinese con fortissimo accento mongolo e mongolo con fortissimo accento cinese. E il mongolo e' scritto con i caratteri tradizionali, che vanno dall'alto in basso e sembrano un incrocio tra arabo e tibetano. Nessuno nella Mongolia Cinese sa scrivere, leggere o capire l'alfabeto russo usato dai mongoli esterni. Nessuno nella Mongolia Esterna, d'altra parte, sa il cinese (e assolutamente men che mai vuole saperlo visto che odiano la Cina) o sa il mongolo tradizionale. E' per questo motivo che i mongoli esterni odiano quelli interni: li considerano inferiori proprio perche' impuri e contaminati con la maledetta cultura cinese. E i mongoli interni odiano quelli esterni perche' non tollerano l'ieda che un vero mongolo usi un alfabeto diverso da quello tradizionale. L'alfabeto russo cirillico e' una prova che i mongoli esterni si sono svenduti e si sono asserviti alla Russia. I cinesi altrettanto odiano i mongoli come odiano tutte le altre etnie presenti nel paese e fuori dal paese, cioe' negli altri stati confinanti: tibetani, uiguri, kazaki, tartari, mancesi, thai, viet, miao e chi piu' ne ha piu' ne metta, cosi' come coreani, giapponesi, vietnamiti, laotiani, cambogiani, thailandesi e nepalesi, mongoli inclusi ovviamente - semplicemente per il fatto che non sono Han, l'etnia storica che abita tra il Fiume Giallo e il Fiume Azzurro. La cultura cinese e' la cultura Han, la storia cinese e' la storia degli Han, l'arte cinese e' l'arte degli Han, la bellezza, la grazia, l'educazione, la forza, la gloria, la lingua, la scrittura, l'onore e il rispetto sono solo quegli degli Han. Tutto il resto e' merda, agli occhi degli Han. E' per questo che l'invasione del Tibet o la sinizzazione incontrollabile dello Xinjiang comporta il genocidio socioculturale delle popolazioni autoctone: perche' gli Han si sentono incaricati della missione di portare la luce della cultura, la luce del progresso, la luce di una parvenza di umanita' in queste province di confine dove vivono popoli diversi, sottosviluppati, culturalmente inferiori. Quindi i mongoli sono odiati perche' non son Han, non hanno la grazia degli Han, non parlano la lingua degli Han e sopratutto perche' in passato i loro antenati hanno osato invadere e governare la Cina, da Gengis Khan in avanti. Ecco quindi che i poveri mongoli interni sono odiati e disprezzati da tutti: dai loro fratelli esterni perche' comunque non tollerano che un mongolo viva in Cina e contamini la sua cultura con la cultura cinese. E dai cinesi per i motivi di cui sopra. Il razzismo da queste parti e' tanto tangibile quanto andare a sbattere contro un palo della luce, Oltretutto in Mongolia Interna vivono circa 5 milioni di mongoli, quindi il doppio che nella Mongolia Esterna. Se, anche per assurdo, le istanze ultranazionaliste degli Esterni dovessero vincere, ci si ritroverebbe in una situazione in cui uno stato di 2 milioni di persone dovrebbe governare una provincia - la quale verrebbe ritenuta COMUNQUE culturalmente e socialmente inferiore, dove le discriminazioni a livello educativo e di opportunita' di lavoro gia' sono annunciate in deliranti programmi politici avallati anche dagli alti ministri del governo - che ha, solo di mongoli e non contando anche i cinesi, il doppio dei suoi stessi abitanti. I pochi che pensano a questo controsenso semplicemente evitano di pensare ad una risposta. Hohot comunque e' la citta' dove abita il mio fratello, almeno ancora per un po'. La propaganda ovviamente dice meraviglie di questo posto: verdi colline, mucche, cavalli, cammelli, fiumi meravigliosi, vino dolcissimo e gente ovviamente tra la migliore che possa esistere sulla faccia della terra. Ti avvicini non con gli occhi del turista - categoria idiota - ma con quella del viaggiatore - categoria piu' seria - o con quella dell'espatriato in cerca di lavoro - categoria drammaticamente seria - e ti accorgi che la realta' non e' proprio come te la descrivono. Prati verdi zero....l'erba e' di un colore spento e malaticcio. Lo diceva anche Tiziano Terzani che rimpiangeva il verde di infinite tonalita' delle pianure laotiane o cambogiane. Qui il verde e' smorto, spento, senza vita e senza bellezza. Cammelli zero...cavalli ce ne sono qualcuno sparso qua e la ma sono piu' animali da soma che belle creature libere e selvagge. Fiumi meravigliosi: ce n'e' solo uno. Vedi quadri e foto bellissime che ritraggono paesaggi incantati della Mongolia, con i bei mongoli che squartano i nemici o crocifiggono i piu' deboli, con i prodi cavalieri alle loro spalle che massacrano poveri abitanti mentre qualcun'altro col forcone cerca di stanare i nemici nascosti nei covoni, assieme a pile di schiavi costretti ai lavori forzati mentre il capotribu' solleva tutto fiero il pargolo appena nato, ovviamente gia' proclamato futuro Re mentre svenevoli donne gli accarezzano il corpo vigoroso e possente. E sullo sfondo un fiume bellissimo tutto anse e pesciolini che vengono impalati dalle lance di altri guerrieri mongoli. Scene di vita quotidiana. Le foto inquadrano altri bellissimi corsi d'acqua, anch'essi tutti anse e pesciolini.....e ti chiedi mai come in questa terra desertica e sabbiosa ci sia cosi' tanta acqua. Poi ti accorgi che in realta' in tutti questi quadri e in tutte queste foto propagandistiche il fiume e' sempre il solito, l'unico, ma ripreso da angolazioni e punti di osservazione diversi. Ovviamente tutti credono che questa sia la terra dei mille fiumi.... Vino dolce...mah, si...questo bisogna riconoscerlo. Il Nord e la Manciuria sono un po' il Chianti della Cina. Gente...boh, ma si, alla fine sono un miliardo di volte migliori dei mongoli esterni. O meglio i cinesi che abitano qui almeno sorridono, fanno chiacchiera, dicono "ciao" e "grazie"....sembra di essere in paradiso dopo quasi un mese di Mongolia esterna. Comunque anche i mongoli interni son carucci: Lucio (vero nome Gereltu Chluun Baagen) era un ragazzino simpaticissimo, buono, bravo e divertente che abita col mio fratello. Anche lui dice che i suoi fratelli della Mongolia esterna sono tutte persone cattive e xenophobe. Uno che ha il cervello e lo usa per pensare, finalmente. Hohot come Baotou offrono pochino....insieme assommano 8 milioni di abitanti (in stragrande maggioranza cinesi) ma io ho trovato solo 2 negozi di CD/DVD, un negozio di libri con letteratura internazionale (anche se molti libri mi sembrano molto meno corposi che negli originali: colpa della traduzione in cinese? O magari qualche capitolo e' stato - diciamo - alleggerito dalla censura?), non piu' di una decina di bar caffe' degni di tale nome (ma fortunatamente carini). Altrimenti e' solo una infinita serie di negozietti, spacci, sporchissimi ristorantini microscopici, ristorantoni extralusso, bordelli e squallidissimi sexy shop antidiluviani, banche e negozi di moda che vendono sempre i soliti vestiti. Le strade sono tutte uguali, ripetute all'infinito in qualsiasi direzione si posi l'occhio. Soltanto nella mia strada, cioe' nella strada dove abita mio fratello e Lucio - una strada lunga non piu' di 600 metri - ho contato una sessantina di ristoranti, 12 bordelli modello Amstersam (magari....), 6 sexy shop, una cinquantina di piccoli supermercatini e addiruttura un negozio di videocassette vecchissime, l'unico in tutta la Mongolia interna! Tutto questo in 600 metri. Tutta la citta' e' cosi'...e tutte le citta' cinesi nel Centro-Nord della Cina sono cosi' ad eccezione di Pechino o Xi'an. Ovvio che dopo un po' viene a noia, perche' e' giusto pensare ai bisogni primari del corpo (mangiare, scopare) ma anche ai bisogni della mente ogni tanto bisognerebbe dare una regolatina..... Comunque il soggiorno e' stato carino....e se penso che sono tornato nell'inferno xenophobo di Ulaanbaatar dove l'ostilita', il razzismo, l'odio, la maleducazione, l'insofferenza e il disprezzo verso gli stranieri si affettano come panette di burro...si, allora la piccola, sporca, tutta uguale Hohot mi manca davvero. Anche perche' in un solo giorno ho fatto piu' chiacchiere, ho ricevuto piu' sorrisi, ho conosciuto piu' persone li che in 1 mese a Ulaanbaatar. Porca miseria, sono gia' di ritorno in Mongolia da 2 giorni e gia' mi sembra di essere tornato all'inferno. Anzi, piu' che una sensazione e' una vera e propria conferma.

venerdì 6 gennaio 2012

Saaka delle 18.30

Ed ecco l'ultima botta di sentimento negato. Saaka. American Burger. Conosciuta stamattina, attratti subito, desiderati l'un l'altra stasera. Tra 35 minuti devo partire.

La proprietaria bellissima non c'e' ma non mi preoccupo....con lei sappiamo gia' che un giorno tornero' qui a continuare il nostro gioco di seduzione.

Ma lascio questa citta' con un grande senso di rammarico. Come qualcosa che e' sempre mancato eppure era sempre li, a portata di mano.

Forse siamo solo tutti un po' timidi, da queste parti

giovedì 5 gennaio 2012

AB, Ulaanbaatar

E' la ragazza piu' bella del mondo, l'asiatica piu' erotica che esista sulla faccia della terra. Tutti quelli che l'hanno vista sono rimasti a bocca aperta, non credevano ai propri occhi, a tanta bellezza fatta corpo. E che corpo. Roba da notti insonni. Insonni come le mie notti nelle ultime 3 settimane qui. Da quando l'ho vista ho capito che sulla terra esistono due tipi di esseri umani: i terricoli, piccoli, insignificanti, insulsi e gli alieni, capitati qua per caso e appartenenti ad un'altra dimensione.

E' bellissima ma la bellezza da sola non basta. Parla perfettamente inglese in un paese dove nessuno lo parla, dove nessuno parla proprio. E' intelligentissima, fredda, ricca. E' la proprietaria dell' AB-American Burger, uno dei pub piu' famosi della citta'.

Tutti la vogliono, tutti la sognano. Ho portato i miei camerati ad ammirarla con la scusa di una cena, di un panino......la loro vita e' cambiata.

Eppure...fin dal primo giorno che l'ho vista l'ho sempre guardata negli occhi e lei mi guardava negli occhi. L'ho sempre seguita con lo sguardo e lei cercava il mio sguardo che la seguisse ogni volta che usciva o che faceva qualcosa.

Non so se lo fa con tutti.....io non l'ho mai vista cagare nessuno.

Stasera era li al tavolo accanto al mio a fare conti milionari come sempre. Mi ha guardato, mi ha sorriso, si voleva far desiderare, voleva sentire il mio desiderio su di lei.
E poi e' venuta al mio tavolo a sedersi, mi ha chiesto dove abito, cosa faccio qui, se ho la ragazza....non staccava il suo sguardo dal mio e io il mio dal suo. Era una prova di coraggio e ho superato la prova. Molti altri al suo cospetto arrossirebbero di vergogna.

Forse la serata avrebbe avuto una svolta diversa se una maledetta telefonata dal suo fratello ubriaco che aveva fatto un incidente non ci avesse tolto da questo gioco pericolosissimo, da questo poker milionario in cui o si vince tutto o si perde tutto.

Tra poche ore devo partire via....lei c'e' rimasta male quando glie l'ho detto...mi ha chiesto se ho intenzione di tornare qua. Le ho detto di si, ha sorriso.

Si, tornero' per te per giocare questa partita dove la posta e' altissima. E ne usciro' vincitore perche' io non ho paura di nessuno. Piu' la sfida e' alta, piu' la posta in gioco e' alta e piu' le ragazze da sogno vengono da me a propormi di giocarla, questa partita.

Grazie, solo una persona intelligente riconosce un suo simile. E ne rimane attratto. Io non ho bisogno di conquistare. Sono le donne meravigliosamente belle e intelligenti che mi cercano. Le altre, le nullita' possono anche mettersi da parte.

Tornero' e ti vincero', la partita e' appena cominciata

lunedì 2 gennaio 2012

Scritti Dal Passato - A Ulan Ude, meta' dicembre 2011


Notte in solitaria all'Hotel Buriatyia, una birra nera ed un pacchetto a farmi da compagnia. Ultime righe, ultimi pensieri prima di accantonare la Siberia nella memoria dei ricordi.

Fuori dalla finestra la valle di Ulan Ude sembra cosi' immensa: luci, macchine che corrono sulle strade ghiacciate, ogni tanto qualcuno che cammina in fretta giu' nella piazza deserta.

Sono uscito per mangiare qualcosa ed ho trovato un bel supermercatino che vende di tutto vicino a Ploshad Sovetov, la' dove gira il tram a pochi passi dalla testa di Lenin piu' grande del mondo. Oggi, passando proprio da li, l'ho salutato a pugno chiuso. Chissa' quanti ancora lo fanno, quaggiu'.

La citta' e' carina: ampli viali con palazzi neanche troppo brutti, c'e' vita e traffico, siamo nel cuore dell'Asia artica, in Buriazia, regione autonoma russa in Siberia.
Mi aspettavo di peggio: in realta' e' un posto moderno e pulitissimo, dove si trova di tutto.

Nel pomeriggio sono andato all'universita' di lingue per sentire per un posto di lavoro come insegnante: niente italiano. Solo inglese, tedesco, francese, dasvidania.

Bellissime ragazze buriate si mischiano a russe tradizionali. Chi cerca la bellezza non puo' fare a meno di venire qui. Le buriate, asiatiche dagli zigomi alti e dalla bocca piccola e carnosa tolgono il respiro talmente sono affascinanti nei loro corpi cosi' ben torniti. Con quel colbacco di pelo bianco in testa verrebbe voglia di fare l'amore con tutte quelle che passano. Molte sorridono compiaciute, io cammino sempre con lo sguardo ora a destra e ora a sinistra rischiando sempre di scivolare sul ghiaccio.

In Piazza Sovetov operai indaffarati scolpiscono bellissime statue di ghiaccio: chi con lo scalpello rifinisce dettagli di dragoni, chi ne riempie gli occhi con monetine, chi taglia enormi blocchi con la motosega e chi col pennello dipinge i tratti del disegno da tirar fuori da questo bel ghiaccio durissimo, dai riflessi a volte blu a volte persino verdi dai quali si puo' vedere attraverso talmente e' puro.

Un sole caldo e accogliente rende questo angolo di citta' cosi' vivo, cosi' accogliente, pieno di movimento. Sono stato un paio d'ore a guardare questi lavori col ghiaccio: una fontana, fiori, castelli, persino uno scivolo per far divertire i bambini e le staccionate che circondano gli alberi sono in ghiaccio.

La testa di Lenin guarda severa e silenziosa tutte queste belle persone: studenti, vecchini, giovani ubriachi. Una signora anziana mi ha rimproverato perche' sedevo coi piedi sulla panchina; occhi a mandorla di giovani ragazze scrutano divertite dalla figura di questo straniero che se ne va in giro a giubbotto aperto ed io le osservo a bocca aperta camminare dritte e sicure avvolte nelle loro pellicce di ermellino bianco, bianco come la loro eroticissima shapka che le rende ancor piu' belle, spaventosamente belle.






Pranzo in una yurta: la mia prima yurta. Zuppa di spaghetti con pezzi di manzo, quattro grossi ravioloni detti buuz ripieni di carne, birra e caffe', solo in mezzo a decine d'altra gente. E' incredibile come da fuori questa yurta sembri cosi' piccola e dentro ci stanno tranquillamente almeno 55 persone a sedere soltanto lungo tutta la circonferenza della tenda.

L'entrata e' bassa, nella classica porta in legno intarsiato e multicolore, la stufa posta al centro col lungo tubo che va su dritto fino al buco in cima e tutto attorno, in cerchio tavoli per mangiare. C'e' persino lo stereo e gli altoparlanti, attaccapanni e poster pubblicitari. Un frigorifero e un bel bancone bar offrono tante buone cose.
Chi dice che le yurte sono sinonimo di arretratezza e incivilta' ?

Io ci abiterei qui dentro per tutta la vita.










Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 9). Fine del viaggio

Gli ultimi due giorni, dopo che Tania se ne e' andata via, sono stati tristi. Non e' bastata la compagnia di Stefan e i suoi sforzi per farmi riguadagnare la fiducia perduta di Katia a tirarmi fuori da una situazione di torpore in cui mi stavo chiudendo sempre di piu'. Non lo so perche' mi sentivo cosi'...non stavo ne' bene ne' male, mi sembrava soltanto di far parte ormai di questo paesaggio che scorreva silenzioso e impassibile al di la' del finestrino. Chiuso nel mio ufficio, separato dal resto del mondo dalla coperta che penzolava dal mio letto sopra, mi alzavo giusto per fumare una sigaretta e bere te' sempre piu' sporadici.

Stefan mi faceva compagnia e la sua compagnia mi faceva piacere. Mi ha raccontato la sua storia, i drammi di giovani che vivono nelle fogne di San Pietroburgo e Mosca devastati da una droga micidiale, il Krokodil che distrugge la pelle. Di suo fratello che stava per lasciarci le penne una ventina di anni fa e lui che decide di mettersi al servizio del recupero di questi giovani. Una storia non semplice, drammatica condita da immagini video che aveva girato qualche tempo prima per le fogne della citta' alla scoperta di mondi sotterranei fatti di devastazione fisica e mentale, di cadaveri che galleggiano nella melma, di orrori che per fortuna il nostro occidente, forse, ancora non conosce.

Da quando ho dato il via alla "rivoluzione sessuale" sul vagone numero 15 implicitamente ho dato anche il via libera al giovane soldato buriato di frequentare sempre piu' spesso Katia nella sua cabina, nelle ore in cui tutti dormono.

Eppure lei in qualche modo e' ancora attratta da me, non so perche', forse la figura del viaggiatore solitario ha sempre un certo fascino anche se quella del giovane soldato bello e gentile ha anch'essa una certa attrattiva.


Ho scritto una lunga lettera per lei e glie l'ho consegnata: ha voluto che glie la leggessi davanti a lei. Poi, con Stefan la penultima sera e' stata tanto tempo a parlare di me. Stefan mi ha detto che le interesso tantissimo.


In un punto imprecisato tra Krasnoyarsk e Irkutsk sono saliti dei tartari loschissimi, tutti scuri e vestiti di nero e si sono sistemati la in fondo al vagone, dove ero solito mettermi a guardare il panorama dal finestrino. Tipi strani, sempre tra di loro e dalle facce poco raccomandabili.
Per una serie di casi avevo perso l'accendino e mi ritrovavo sempre a chiederlo a loro...me lo davano, io accendevo in fretta la sigaretta e attraversavo la porta velocemente prima che il fumo stagnasse dentro la carrozza. Dopo un po' non c'era neanche piu' bisogno di chiedermelo, me lo davano automaticamente ogni volta che passavo di la. A loro modo erano gentili, forse qualche cosa univa i nostri destini: timidi o diversi da tutti gli altri eravamo comunque quelli che meno avevano a che fare con tutti quei russi bianchi, caucasici che popolavano il vagone.


A Irkutsk sono sceso con Stefan...dapprima da solo, senza giubbotto sono corso fino al chioschetto a comprare un accendino e dell'acqua, attraversando tutti i binari e il piazzale ghiacciato. La gente non credeva ai propri occhi, erano tutti infreddoliti e ricoperti fino alla punta dei capelli ed io senza giubbotto, in maglia a -40. Me la prendevo calma, volevo far vedere a Katia e al giovane soldato che ero piu' forte e tosto di chiunque altro. No, non ho sentito freddo, forse non provo piu' emozioni.

Mi hanno salutato, li sotto il treno....il giovane soldato mi sorrideva, Katia mi chiamava "bravo ragazzo" ed insieme a loro ho tagliato un pezzo di corda trovato li per terra per legare i pantaloni di cui avevo perso il bottone. Risate....per un attimo ho ritrovato il buonumore.

Mancavano ancora una ventina di minuti prima che il treno ripartisse. Ho chiesto a Stefan di accompagnarmi fuori dalla stazione per comprare una cosa. Siamo usciti, lui si e' diretto subito verso una serie di stradine sterrate tutte ghiacciate, dove piccole casine in legno colorato si perdevano in una misteriosa tristezza di insegne, negozietti, locande chiuse e ristorantini. Vista cosi', Irkutsk mi e' sembrata carina. Con lui ho comprato un cellulare russo della Samsung a 8 euro. Mi serviva per mandare i messaggi in cirillico a Tania visto che lei non sa altra lingua.


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Le ultime ore di viaggio sono state difficili: nel mio piccolo ufficio continuavo ad osservare silenzioso il panorama selvaggio di questi posti remoti. Katia passava su e giu piu' indaffarata del solito: c'era da risistemare tutto, mettere tutto a posto, pulire il treno. Il viaggio finiva per tutti a Ulan Ude.

Rabbia, silenzio, rimpianti me la facevano guardare con una sorta di indifferenza mentre ricordi dolorosi ed indimenticabili di Tatiana si mischiavano in questa favola ormai giunta quasi alla fine. Chiuso in me stesso lasciavo soltanto che il treno arrivasse alla sua ultima fermata.


Il piccolo mondo nel quale ho vissuto per 5 indimenticabili giorni si era piano piano modificato: via Tania, via Stefan, via i Tartari e il mio amico silenzioso eravamo rimasti in pochi degli iniziali compagni di avventura. Il soldato, purtroppo, era ancora uno di questi.


Non so, ormai non provo piu' neanche gelosia. E' stupido pensarlo perche', fatti due conti, e' naturale che avesse dovuto finire cosi'. L'ultima ora l'ha dedicata solo a lei, cercava di andare a trovarla nel suo piccolo scompartimento dei capitreno ma Irene, quell'antipatica collega gli negava sempre l'accesso. Lui tornava dai suoi commilitoni con la testa bassa ma ritornava e ci riprovava ancora. Si, era veramente innamorato di lei e quel volto giovane, bello, da ragazzino buriato alto e magro faceva tenerezza. Si, forse alla fine anche io ho sperato che questo viaggio finisse bene per loro due: lui timido, educato, rendera' felice una bella, povera, dura lavoratrice delle ferrovie. Forse e' giusto cosi'. Ha il sapore della bella favola. Ed il principe azzurro questa volta esiste veramente: quando ha capito che era impossibile stare con lei negli ultimi kilometri di viaggio ha allora deciso di presentarsi all'arrivo nel migliore dei modi possibili.
Con cura maniacale ha pulito i suoi stivali e la sua uniforme da soldato. Lunga fino alle caviglie, nera di astrakhan legata stretta ai fianchi da una enorme cintura in cuoio con fibbia d'argento dell'esercito. Fondina della pistola, guanti di ermellino, stivali luccicanti con pellicciotto, un enorme colbacco nero lucente. Era bellissimo. Non c'e' invidia, non c'e' rancore: ho vissuto in diretta la bella favola del principe azzurro e della povera cenerentola. Sono io che ne esco con le ossa rotte ma io non saro' mai un principe azzurro ne chissa' cos'altro, sono solo un semplice vagabondo, un Don Chisciotte che ancora si meraviglia e si stupisce di questo mondo incredibile.



Nel suo piccolo la favola ha avuto tutti i personaggi di una favola ed adesso si e' conclusa.

Katia alla fine e' venuta li da me, con rabbia e mi ha chiesto la mia email, me lo ha detto in inglese, forse ha cercato su internet per vedere come si dice o glie lo ha detto Stefan prima di andare via.
Questo veramente mi fa capire quanto avrebbe desiderato conoscermi ed io l'ho solo delusa.

Quando siamo sfilati tutti davanti a lei mi ha salutato con un dolcissimo "Ciao" in italiano: e' stata la prima parola che gli avevo insegnato quando ci siamo conosciuti, all'inizio di questa avventura...quelli dietro di me, tutti, nessuno escluso, le hanno domandato cosa significasse, tutti erano felici, tutti hanno vissuto e sapevano di questo nostro impossibile amore. I russi sono gran brava gente, tutti nel vagone numero 15 speravano in un happy end anche per me. Non bello come quello del soldato ma alla fine anche io ho trovato Tania.

In 5 giorni quel vagone era diventato il nostro mondo separato dal resto del mondo, un gruppo di gente diversa tra loro ha assistito per 5 giorni alle grandi e piccole miserie della vita: amori, odi, passioni, gelosie, segreti, confessioni, silenzi...e la fine di ogni lungo viaggio e' sempre anche la fine di un piccolo mondo.


Tutto diventa ricordo e si ritorna alla realta'. Che per molti di loro sara' un nuovo viaggio: non per turismo, non per divertimento, non per curiosita' ne' per noia ma semplicemente per vivere, per lavorare, per necessita'. Ed altri piccoli mondi si ricreeranno ancora: e forse altri nuovi principi azzurri e cavalieri erranti saranno tra i passeggeri della carrozza numero 15.


Alla fine il treno sara' ripulito, le coperte riarrotolate e il ghiaccio spaccato via dalle ganasce dei freni per l'ultima volta. Poi l'acqua tornera' di nuovo a bollire e nuove persone prenderanno posto nel ritorno verso Mosca.


Ho ritrovato un altro foglietto scritto poche ore prima di lasciare definitivamente il treno, lo inserisco qui perche' voglio che rimanga anche questo nella memoria.
Dice cosi':



Adesso guardo le acque argentee del Lago Bajkal, illuminato - che bello - da una luna piena come il volto di Katia. Ricordi, sorrisi, saluti, lacrime, mani che salutano ed alcune parole di russo sono stati i veri protagonisti di questo viaggio assieme a tutti i personaggi che hanno animato questo piccolo, bel teatrino: Katia, Tania, Stefan, il giovane soldato buriato, il silenzioso mio primo compagno, Adolf Hitler, l'antipatica collega di Katia, la vecchina che ci aveva offerto una cabina per fare l'amore, i tartari scuri ed inquietanti che non hanno mai detto una parola ma mi hanno salutato tutti e tutti gli altri tovarish di cui non sapro' mai il nome o la razza, che lavoro fanno e di dove sono ma ai quali auguro veramente a tutti una vita felice.
Sono contento di averlo fatto ed adesso, che ormai sono quasi arrivato ad Ulan Ude sento di non aver piu' ne' rimpianti ne' rimorsi e tutto piano piano si stemperera' in un mare di bei ricordi.



Cosi' e' la vita e sono fortunato che la mia scorra cosi',

lontana e diritta come questa bella ferrovia.


Spasiba, grande Orso che dorme.



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Ulan Ude, ultima fermata della mia Transiberiana. Qui finisce il mio diario anche se il viaggio e' cominciato molto prima e finira' tra molto tempo ancora. Non ho parlato delle mie 5 settimane ad Helsinki dal mio caro amico Filippo e di tutti i casini che gli ho sicuramente combinato. E' curioso come certi nomi ricorrano spesso: tra qualche tempo incontrero' un altro Filippo, mio fratello, in Cina. Di Katie ne ho gia' incontrate abbastanza negli ultimi anni. Non ho raccontato della settimana di viaggio per raggiungere la Finlandia in treno partendo da Prato e passando dalla Lapponia.


L'estate e' lunga ad arrivare e con essa il lavoro alla Nazione: il tempo lo dovro' pur passare in qualche modo. Ma il mio diario finisce qui, quello che succedera' oltre il confine saranno affari miei e non so se ne raccontero' qualcosa. In Cina chissa' quale sorpresa mi organizzera' il mio fratello questa volta: magari mi avvelenera' o riuscira' finalmente a farmi arrestare.
Non lo so, la vita e' bella perche' viaggiando non si sa mai cosa puo' succedere. A volte non si sa neanche dove si va. Si va e basta, avanti, avanti, prima o poi troveremo quello che si cerca.

Chiudo qui. Volevo raccontare la Transiberiana da un punto di vista diverso, viaggiando in terza classe perche' come diceva quel simpatico sudicione inglese su alla Kuvataidetinakatemia di Helsinki, cosi' si e' piu' a contatto con la gente vera.

Dovevo trovare un modo per passare il tempo sul treno e ne ho trovati tanti.


Ho chiesto soltanto una condizione prima che il treno ripartisse per il lungo viaggio di ritorno verso Mosca: che nel piccolo ufficio letto numero 45, carrozza numero 15 due piccoli palloncini, uno giallo col sorriso ed uno rosso a forma di cuore possano tornare indietro fino a Krasnoyarsk senza pagare il biglietto.


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Qui a Ulan Ude finisce questa bella favola, in una splendida giornata di sole. Tra poche ore l'autobus mi portera' in Mongolia. E' il 15 dicembre , siamo nella Siberia meridionale. La temperatura e' di -15 gradi, fa caldo e si sta bene. Sono circondato da splendide ragazze buriate.

Mi tolgo il giubbotto, mi accendo una sigaretta e faccio un giro cosi', in maglia ed in piena liberta' raccogliendo tante monetine che trovo sull'asfalto ghiacciato. La gente non crede ai propri occhi. C'e' un grande muro a vetri davanti al quale mi fermo a guardarmi.



A volte penso proprio di essere un ragazzo fortunato.

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 8). Tania sul quindicesimo vagone

Quanto sto per scrivere ha il sapore della favola amara, una favola tanto dolce ed intensa quanto disperata, senza futuro.

Tania, sul quindicesimo vagone c'e' salita a Ekaterinenburg, la notte tra il secondo e il terzo giorno.

Faceva parte di un gruppo di affaristi della Amway, una compagnia americana di non so cosa con filiale in Russia. Il suo gruppo stava andando a Krasnoyarsk ed era composto da una quindicina di persone. C'era Tania, il cui vero nome e' Tatiana, poi Katia (Katiusha), Natasha, un'altra bionda popputa ed altri, tra cui un simpatico tipo che sembrava Adolf Hitler.

Voglio subito dire una cosa per togliermi il pensiero, un certo sassolino nella scarpa. Natasha e Katiusha sono giovanissime, io penso che Katiusha non abbia neanche 18 anni. L'altra, forse, poco piu'.
Bellissime, di una bellezza semplicemente perfetta, il sogno erotico di qualsiasi essere umano messe li' in calzamaglia e maglietta senza reggiseno per tutto il viaggio. Senza dire una parola, senza un sorriso, senza un moto di umanita' che le rendesse simili a qualsiasi altra persona piuttosto che a quel ruolo di belle statuine senza vita che dovevano rappresentare. Forse erano PR, forse semplicemente le solite puttanelle che ogni gruppo di affari porta con se quando va a firmare un contratto con altre compagnie. Premi, facilitazioni, merce di scambio, chissa'.
Non ho molto altro da dire su di loro: non parlavano ma bevevano tanto con risultati deprimenti come al solito. Una bottiglia di birra bastava per farle andare di fuori.
I russi sono strani: si scolano una bottiglia di vodka in pochi secondi senza andare in coma etilico e poi bastano 2 lattine di birra da 66 cl che si trovano nei supermercati per far perdere loro completamente il capo. E bevevano, e bevevano e poi senza dire una parola tornavano a smaltire la sbornia solitaria nelle loro cuccette, attaccate perennemente al cellulare o semplicemente a guardare nel vuoto.

Ieri mattina il mio compagno di viaggio russo che dormiva sotto di me era arrivato a destinazione e quindi in fretta e furia ho trasformato il suo giaciglio in un piu' utile tavolino con sedie, il mio piccolo ufficio. Basta poco: si ribalta il cuscino centrale che diventa un tavolino mentre le sponde laterali del letto tornano ad essere dei comodi seggiolini. Per fortuna nessuno aveva prenotato quel posto e ben presto l'hofatto diventare mio, trasformandolo nel mio ufficio, nel mio meeting point dove ricevo ospiti e faccio colazione, pranzo, cena, scrivo e ascolto musica sul computer, chiacchiero con Stefan che viene sempre a trovarmi. Alla fine era diventato pure la mia alcova.

Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto vorrei salutare e ringraziare il mio primo compagno di viaggio, un signore russo di cui non ho mai saputo il nome ne' altro...silenzioso, appartato, gentile. Mi ha aiutato fin dall'inizio a preparare il letto, sistemare le valigie, usare il boiler dell'acqua calda, a fare la spesa alle stazioni che trovavamo lungo la strada. Mi ha offerto cibo e sorrisi. Il tutto senza neanche dirci una parola, solo a gesti.
L'ho sempre visto solo e silenzioso, senza mai legare con nessuno, con lo sguardo sempre triste. Ha fumato una sola sigaretta in 2 giorni e bevuto tantissimo te'.
Alla fine una semplice stretta di mano, un "piacere di averti conosciuto" un po' affrettato e timido e via. Era un brav'uomo.

Per fortuna nella cuccetta dopo la mia c'e' Stefan che parla inglese, un omone grosso con la barba, senza una falange al dito indice della mano destra, missionario di Cristo per aiutare i giovani con problemi di alcol e droga.
Parliamo molto anche perche' e' l'unico che parla inglese.

A Krasnoyarsk e' salito questo gruppo d'affari della Amway, facendo un casino incredibile: i tipici arrivati che pensano di fare i padroni solo perche' sono piu' ricchi e importanti di altri ma poi viaggiano in terza classe come tutti i poveracci. Non e' tutto oro quello che luccica. Hanno stappato una bottiglia di spumante la prima notte per festeggiare non so cosa.
Hanno messo dei palloncini gialli col sorriso ed altri a forma di cuore ad ingombrare il corridoio. Li ha portati Tatiana.

La prima volta che l'ho vista era nella zona fumatori, tra carrozza e carrozza, in calzamaglia e mutande in vista, seno enorme, capelli corti alla francese, chiacchierona fin da subito. Mi ha immediatamente preso di mira fin dalla prima sigaretta. Non parla una parola di inglese ma non riesce mai a tenere la bocca chiusa.
La mattina dopo si e' seduta sul letto davanti al mio tavolino-ufficio mentre stavo facendo colazione con Stefan. Il tempo era veramente bello.

Comincia a chiacchierare, io non avevo nessuna voglia di parlare, troppo triste per via di Katya, ero veramente giu' di morale e nessunissima voglia di proseguire il viaggio. Anzi, se possibile volevo scendere e tornare subito indietro.

Stefan si offre di fare da interprete ed io a monosillabi mi limito giusto a rispondere controvoglia alle sue domande.
Tanya mi incitava ad essere piu' espansivo perche' gli italiani sono piu' chiacchieroni - e meno male che i russi dovrebbero essere riservati! - e per un po' si va avanti cosi', con lei che mi parlava, parlava, parlava ed il povero Stefan a tradurre domande e risposte ed io che volevo solo trovare un po' di pace per scrivere il mio testamento.

Non gli nascondevo il fatto che era una gran rompicoglioni e, davanti a lei, incitavo Stefan, che e' un brav'uomo, ad andarsene via. Senza di lui la conversazione non sarebbe certo proseguita. Nel frattempo anche Katyusha e Natasha si erano avvicinate per osservare, in silenzio, la scena.

Finalmente Stefan torna dalla sua donna, rimaniamo solo io e Tanya che continua a parlarmi ed anzi, ora mi si siede proprio di fronte. Era una bellissima giornata di sole, calda, con un cielo azzurro che illuminava un paesaggio incantato nella sua infinita monotonia, con betulle dai tronchi bianchi e campi a perdita d'occhio. La Siberia in inverno ha un fascino triste ed attraente che cattura piano piano.

E piano piano la conversazione con Tania, seppure a gesti, comincia a farsi vivace, lei curiosissima frugava tra tutte le mie cose, non stava ferma un secondo. Caffe', te', sigaretta, era un vero ciclone che mi stava buttando tutto all'aria il mio povero ufficio. Eppure era simpatica. Stavo cominciando piano piano a lasciarmi catturare dalla sua travolgente simpatia, dalla sua voglia di ridere e di scherzare, col sorriso come quello dei palloncini che aveva portato con se, coi suoi occhi russi color verde grigio un po' tristi che contrastavano con quella sua natura cosi' vivace.

La verita' e' che stavamo cominciando ad innamorarci l'uno dell'altro senza accorgercene, con sguardi muti sempre piu' frequenti, silenzi improvvisi in cui ci fissavamo negli occhi sempre piu' intensamente sentendo solo il nostro respiro, sorrisi che nascevano insieme, una voglia sempre piu' incontrollabile di....di tirare fuori tutti i nostri sentimenti e buttarli li sul tavolo assieme a tutte le altre cose.

Penso che mai prima d'ora abbia mai detto certe mie cose private come ho detto solo a lei: parlavamo in modo cosi' sincero, diretto, come deve essere, come ho fatto con lei. E' stata lei a tirarmele fuori quelle cose, naturalmente, piano piano.
Mi sono sentito a mio agio, godevo anche io di quella splendida giornata di sole assieme a lei. Quel nostro piccolo spazio sotto il mio letto era diventato il nostro mondo, c'eravamo solo io e lei e mi sembrava che tutta la carrozza avesse acquisito improvvisamente una nuova vampata di vita grazie a noi, al casino che facevamo, alle nostre risate, alla sua incredibile voglia di scherzare, ridere, di essere felici.

Spesso uscivamo dal vagone per andare a fumarci una sigaretta ed ogni volta lei mi metteva la coperta di lana addosso, io a lei, a volte una sola per tutti e due, ci scambiavamo le sigarette e boccate di fumo, i primi timidi abbracci per riscaldarci.
E le nostre labbra di avvicinavan sempre di piu'. Ancora addosso mi sento il suo buon profumo. Penso che il primo bacio sia arrivato attorno all'ottava sigaretta, li da soli, io e lei nel freddo che penetrava dappertutto.

E' sempre la solita storia di due persone sole che si incontrano per caso. La sua non e' migliore della mia. Ci sono persone tanto sole nel mondo che cercano solo un sorriso. Qualcuno si porta con se' tanti simpatici palloncini gialli.

Carrozza ristorante. Il sole sta' calando. Ricordo lei che balla davanti a tutti per me, io che cercavo di tapparle la bocca per un po' e farla rimettere a sedere, imbarazzatissimo, le nostre mani sempre unite, i nostri corpi ancor di piu', birra, lei ancora che balla e da' spettacolo, baci furiosi, carne che brucia di desiderio, camerieri che ci guardano ora divertiti, complici, curiosi, ora arrabbiati quando il nostro gioco si spinge troppo oltre. Due o tre volte ci hanno richiamato. Lei che piscia davanti a me tra una carrozza e l'altra, pioggia dorata che cade sui binari ad un passo da me. Il gioco della mattina era diventato aperto desiderio. Abbiamo cercato una cabina vuota, un'anziana controllora ce ne voleva offrire una per una cifra che non possedevamo. Metti in moto il cervello mi diceva Tania, pensa, una soluzione ci deve essere, magari possiamo derubare una vecchia che viaggia sola.

Cammina, cammina tra tira e molla scherzosi, abbracci da tanghi argentini e sguardi di cui ho ancora negli occhi la sua splendida, esangue, bocca semiaperta troviamo finalmente uno scompartimento dalla porta appena socchiusa, nessuno in vista, siamo entrati e ci siamo tolti tutti i vestiti di dosso. Chissa' quanto tempo abbiamo passato, ricordo solo lei appoggiata sul tavolo, schiena contro il finestrino, io che piscio dentro il portacenere ed altri particolari che ho sempre sognato poter fare un giorno con una ragazza. Non ho chiesto, e' stata lei a fare tutto. Mi ha letto dentro i miei desideri.
Quando siamo usciti era gia' molto tardi, nel vagone numero 15 tutti ci guardavano tornare abbracciati, tutti sorridevano, tutti gia' sapevano.
Katia era arrabbiata: "Voglio ucciderti" mi ha detto. Forse me lo meritavo davvero.

Gli amori sono sempre disperati, specie quelli che sai che devono finire ad una certa stazione. Quella stazione si chiamava Krasnoyarsk. E non si capisce mai che direzione prendano, che conseguenze possano portare con se': di sicuro Katia ha troncato qualsiasi conversazione con me da allora in poi e anche Tania deve aver intuito qualcosa quando se ne e' andata a dormire. Non so, ho avuto impressione che che Tania fosse gelosa di Katia, e Katia di Tania. A modo suo Tania e' una ragazza romantica, una dolce, romantica ragazza russa sola che va in giro in calzamaglia e palloncini col sorriso.
Non mi ha detto buonanotte, dopo un po' ho provato a chiamarla e lei si e' girata insultandomi.

Ho fatto finta di dormire, penso che fosse arrabbiata con me o forse era solo un modo suo per finire li quella storia breve, intensa, appassionata ma destinata inevitabilmente a finire alla stazione di Krasnoyarsk. Non so, mi sono girato verso il finestrino facendo finta di dormire.
La Siberia di notte e' ancor piu' malinconica. Volevo piangere, volevo mandarla a fanculo, volevo chiudere li con lei, speravo in un suo gesto, una sua parola, una piccola carezza sulla spalla per dirmi che lei era ancora li, la aspettavo ma sapevo che sarebbe stato solo un sogno, non so piu' neanche io cosa volevo.

Minuti che sembravano ore, rabbia e dolore, gelo, neve, natura, ricordi, sapori, odori, parole, sguardi, sorrisi, i suoi dentini che spuntano dalle labbra turgide, Adolf Hitler e le birre al bar...tutto era gia' pronto per essere inscatolato nel pacco dei ricordi ed infilarlo da qualche parte nella grossa libreria della mia vita.

Un piccolo tocco, una spalla, la mia, che si sposta bruscamente. Un'altro piccolo tocco, dita che si cercano e si scacciano via. Un altro ancora provenire da basso, tra il mio ufficio e il finestrino. Questa volta le dita si cercano per non lasciarsi finalmente mai piu'. Con rabbia, con dolore, con amore, con gioia, con disperazione le nostre mani si uniscono in una morsa sempre piu' stretta.

Nelle ultime 4 ore il mio piccolo ufficio sotto il letto e' diventata la nostra piccola alcova, con la coperta penzolante dal letto sopra a separarci dalle miserie del mondo e allo stesso tempo per essere davanti a tutti, davanti agli occhi e agli orecchi di tutti perche' tutti conoscessero quella bellissima storia d'amore che stava terminando sul 15imo vagone.

Da allora due piccoli palloncini, uno giallo col sorriso ed uno rosso a forma di cuore mi hanno accompagnato fino ad Ulan Ude.

Adesso che sono arrivato al capolinea di questo lunghissimo viaggio, solo adesso mi accorgo di quanto le abbia voluto bene veramente.

Questa e' la storia di Tania, ragazza sul 15imo vagone

Il Grande Orso che dorme - Avventure in Transiberiana (pt. 7). Attraverso la Siberia. I sogni muoiono nella notte

Come a Helsinki, come in Nepal, come in Cina, come dappertutto i sogni muoiono sempre di notte mentre quegli degli altri si accendono di passione, laggiu' nella cabina della bella ufficiale siberiana.
Buonanotte, voi che vivete la vita


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Cosa fare? Scendo qui o proseguo? Proseguire significa dover cambiare vagone, qui ormai non ci posso piu' stare ma so anche che non mi permetteranno mai di farlo.
Scendere significa buttare via una paccata di soldi e fermarmi nel nulla siberiano, alla prima stazione che trovo e sperare che passi un altro treno per Ulan Ude prima o poi, senza belle siberiane che si fanno cavalcare da giovani soldati in uniforme.

Non so, non so proprio cosa fare. Ovunque vado e' sempre la stessa storia. 5 settimane ad Helsinki non sono bastate per mettermi faccia a faccia con il mio carattere timido e impacciato. Adesso si aggiungono altre notti di sesso a due passi da me tra una bella siberiana che mi piace e questo bel militare giovane della sua stessa razza.
Povero Francesco! Quando ero nato - e nessuno mi ha mai chiesto se lo desideravo veramente - non pensavo che la vita fosse una cosa cosi' triste e solitaria.



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Stamattina ero depresso - a dire il vero lo sono ancora - ma perlomeno la monotonia del viaggio (il paesaggio sembra come la vita che facevo a casa in Italia: sempre uguale) e' stata spezzata da una fredda uscita ad Omsk e dalla conoscenza di Stefan e Tatiana. Sono montati ieri sera a Krasnoyarsk.

Stefan e' tranquillo, parla inglese e abbiamo gia' pranzato insieme con del prosciutto suo e pane mio. Mi ha offerto anche il te', e' una brava persona.

Con Tania/Tatiana avevamo gia' fumato una sigaretta ieri notte, impossibile non notarla: va in giro in calzamaglia trasparente che fa vedere tutte le mutande bianche, ha un culo enorme e due pere che non finiscono mai, non sta zitta un secondo eppure e' anche simpatica.
Non so, mi sto interessando a lei in modo pericoloso e lei non mi lascia un secondo. Gli sguardi dritti occhi negli occhi cosi' come gli ammiccamenti, i sorrisi ebeti e le linguacce diventano sempre piu' frequenti. Cosi' come i silenzi pieni di parole che ancora non ci vogliamo dire.